Touch 1X07 – recensione

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    Martin Bohm, nella settima puntata di Touch (Gioco d’azzardo) si mette a cercare lo studio segreto del Prof Teller, che alla fine della sesta puntata ha salutato il mondo dei vivi; a Bohm senior l’input arriva da una chiave consegnatagli dal figlio Jake, che a sua volta l’ha ricevuta dal defunto personaggio di Danny Glover. Sulla chiave c’è il numero 1188: il numero del gabinetto delle meraviglie di Teller ma, naturalmente, anche la cifra su cui ballano i fatti e i personaggi della puntata. In particolare, la sequenza 1188 rimanda alla “mano del morto”, cioè alle quattro carte (due assi e due otto) della mano che costò la vita al cowboy pokerista Wild Bill Hickok e che invece porterà Martin, improvvisatosi giocatore di Texas hold’em, a sbancare il tavolo di una bisca. L’escursione pokeristica del personaggio di Sutherland sistema una grana al contempo sentimentale ed economica di un giovane professore di matematica (Eyal Podell) – anch’egli giocatore – che gli dà l’indicazione decisiva per trovare il laboratorio di Teller. Nei segreti antri dello studioso, Bohm trova, in bella mostra sulla lavagna, la sequenza di Amelia, al centro della sesta puntata; la integra con la quaterna 1188, indi cala il sipario. Per di più, mentre papà Bohm si dà da fare, la cognata Abigail (Catherine Dent) si reca all’istituto dove vive Jake: l’intento della donna è ottenere, in un modo o nell’altro, la custodia del bambino. Prevedibile il gioco di forze che si crea in questo senso: zia Abigail, che regala un tablet all’ultimo grido al nipote e ne promette altri per i piccoli ospiti della struttura, trova una sponda in Sheri, la direttrice; Clea Hopkins, stando dalla parte dei “buoni” (c’è chi certe schematizzazione se le cerca proprio), cioè dell’insidiato, incasinato e premuroso Martin, s’impegna subito a provare una schietta insofferenza verso la zia, che in effetti non sparge simpatia (soltanto aggeggi tecnologici). La Hopkins, in questa puntata, oltre che a monitorare con sospetto le offensive di Abigail, visiona attentamente il tape delle camere a circuito chiuso dell’istituto per scandagliare gli ultimi istanti di vita di Arthur Teller; s’imbatte in un misterioso taglio e nella fugace ma agghiacciante immagine fantasmatica della ragazzina sulla sedia a rotelle.

    Oltre alla pista pokeristica e all’arrivo di zia Abigail, il racconto offre altre due linee. In una, il collega del prof giocatore (Sean McGowan) cerca di montare su Zeus, il cavallo prediletto dal padre appena morto: questa è la scomoda condizione per ereditare il ranch australiano del caro estinto; nell’altra – molto social, iperconnessa e mielosa – Natalie (Amelia Rose Blaire), una videoblogger, cerca di propiziare, assieme a tutti i suoi appassionati followers, la storia tra due giovani, Paolo (Alberto Frezza) e Celeste (Allegra Carpenter). Alla fine, lui sceglie Natalie, il suo sincero moto d’altruismo (che, filtrato dalla scatola del web, somiglia molto a un irrefrenabile cinguettio esibizionista), la sua devozione rigorosamente worldwide all’amore.

    Per chi ne ha voglia, c’è un’ottava puntata alle porte. Con i soliti numerini, la consueta Babele di storie, gli usuali “pipponi” del piccolo Jake. Forse la traccia a base di apparizioni darà un po’ di sale alla serie. Difficile sperare però che arrivi qualcosa in grado di stupire davvero, perché chi sta dietro al prodotto è probabilmente convinto d’aver già stupito tutti. Barocco.