Il nono episodio di Person of interest ruota attorno ad una ‘questione di famiglia’. Non solo numeri, insomma. Carter indaga su una sparatoria. La vittima, Ronnie Middleton, è il testimone chiave di un omicidio il cui sospettato è un tipo losco, Hector Alvarez. Il ragazzo aveva rifiutato di deporre in tribunale, ma forse Alvarez non si è fidato.

Sulla scena c’è anche Reese, che vuole informazioni da Fusco. Nel frattempo Finch chiama per comunicargli che hanno un nuovo numero. John è convinto si tratti del giovane appena ucciso. Non capisce perché alla Macchina a volte sfuggano certe cose. Finch risponde che è programmata solo per vedere crimini premeditati e stavolta il bersaglio è una loro conoscenza: la detective Carter. La procedura è la solita: Reese le clona il cellulare e la pedina ovunque. Finch ha installato anche una microcamera nella sua auto e un’altra alla centrale. Scoprono che la donna ha un figlio adolescente, Taylor; nessun segno del padre, però. Indagando sull’omicidio di Ronnie, la detective si convince sempre più che dietro a tutto ci sia Alvarez. Deve incastrarlo. Intanto, si occupa anche del caso di una donna regolarmente picchiata dal marito, ma che ogni volta rifiuta di sporgere denuncia. Lei tenta di persuaderla come meglio può, con scarsi risultati. Teme per l’incolumità della signora e non sa come proteggerla senza la sua stessa collaborazione. Proprio come è avvenuto nel 2004.

Una serie di flashback, infatti, ci riporta al periodo in cui la detective lavorava nell’esercito come interrogatrice. Grazie al suo intervento, un sospetto terrorista affiliato ad AlQuaeda si è convinto a collaborare con gli americani. La donna gli ha garantito protezione, soprattutto per la moglie e il figlio, ottenendo la sua fiducia. Purtroppo, al termine dell’operazione, i colleghi le comunicano che l’informatore “non ce l’ha fatta”: “un incidente”. La Carter è sconvolta. Aveva dato la sua parola a quell’uomo, gli aveva parlato a cuore aperto. Ora lui è morto, e probabilmente la stessa sorte toccherà anche alla sua famiglia. Nessuno li proteggerà. L’esercito si è servito di lei. È rimasta sola. Forse per questo è tornata in polizia.

I ‘nemici’ individuati da Finch sono almeno 300, ma le minacce più serie si riducono a tre: Alvarez, il pluriomicida; Kovach, il marito manesco; e Elias, il nuovo boss della malavita locale che la detective ha preso di mira. John sembra piuttosto coinvolto. Ha accettato il lavoro con Finch per impedire che vengano uccisi degli innocenti: “la Carter lo fa da tutta la vita. Non è solo un numero. È una di quelle persone che il mondo non può permettersi di perdere”. Reese neutralizza sia Alvarez che Kovach, ma Elias resta un pericolo. Un capitano corrotto ha detto chiaramente a Fusco che il boss si è attivato percorrendo tutta la “catena di comando”, così da ottenere il permesso di eliminare la detective. Ma non hanno fatto i conti con John. È lui che prima mette in guardia la donna sulle reali minacce, e poi le salva la vita. E sempre lui si premura di comunicare al capitano corrotto che il permesso di eliminarla è stato “revocato”. In caso contrario, se la vedranno con lui. John sa che la Carter continuerà a dargli la caccia, ma le assicura che non la lascerà mai sola. Ora ha un angelo custode. Certo, non uno da manuale… ma sicuramente un protettore molto, molto efficace.

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Giovane, carina e disoccupata (sta a voi trovare l'intruso). E' la prova vivente che conoscere a memoria Dirty Dancing non esclude conoscere a memoria Kill Bill, tutti e due i Volumi. Tanto che sulla vendetta di Tarantino ci ha scritto la tesi (110 e lode). Alla laurea in Scienze della Comunicazione seguono due master in traduzione per il cinema. Lettrice appassionata e spettatrice incallita: toglietele tutto ma non il cinematografo. E le serie tv. Fra le esperienze lavorative, 6 anni da assistente alla regia in fiction e serie per la televisione (avete presente la Guzzantina in Boris?). Sul set ha imparato che seguire gli attori è come fare la babysitter. Ma se le capita fra le mani Ryan Gosling...