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Vikings 4×20 recensione dell’episodio con Jonathan Rhys Meyers

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Tempo di bilanci, riflessioni e cambiamenti nella quarta stagione di Vikings, giunta al suo ultimo episodio con l’enorme responsabilità di traghettare l’eredità di Ragnar Lothbrok verso lidi ancora inesplorati e sconosciuti, che i figli del nostro condottiero dovranno essere in grado di sostenere nel modo migliore possibile.

Il momento del passaggio di consegne definitivo non è segnato dagli avvenimenti di Kattegat, in quest’episodio lontana e ancora nelle salde mani di Lagertha: con la rapida incoronazione di Aethelfulf, fuggito lontano insieme alla famiglia e alla popolazione per lasciare Ecbert solo ad affrontare il suo destino viene reciso l’ultimo vero legame con la memoria di Ragnar, l’amico nemico che con lui aveva condiviso progetti di gloria, ingegno e ambizione e che adesso sceglie di togliersi la vita proprio in quella vasca dove aveva discusso tanto a lungo col Re Vichingo con rispetto e curiosità. Pur nella disperata rassegnazione, l’ultimo scacco è però tutto a favore del figlio e del destino del suo popolo: un trattato in cui si assicura falsamente la disponibilità di terra in Inghilterra, ideale per mettere i vichinghi l’uno contro l’altro e costringerli a misurarsi con l’ingrata scelta fra la cara vecchia furia dell’attacco fine a sè stesso e l’investimento di una saggia conquista. 

A scaldare gli animi è come prevedibile Ivar il Senz’Ossa, abile nella strategia militare come il padre ma non dotato della stessa diplomatica pazienza: alimentata da anni di vessazioni, la furia del ragazzo è incontrollabile e a farne le spese saranno per primi i suoi fratelli, incapaci di prevederne le mosse e di comprendere fino in fondo il suo dolore e quanto questo possa essere utile e insieme minaccioso per i loro piani futuri.

Altro personaggio destinato a patire tormenti è Floki, privato dell’ultimo legame con la sua umanità e adesso del tutto svuotato e allo sbando: abbiamo visto il costruttore di barche accecato dalla devozione agli Dei, comprendere il valore dell’amicizia e del perdono e iniziare a guardare agli altri popoli con maggiore rispetto e tolleranza, solo per vedersi portare via l’ultima cosa che per lui fosse davvero importante; adesso rimane solo una barca vuota, nell’attesa che gli Dei gli restituiscano uno scopo e gli mostrino la via.

Si conclude così, con la promessa di altro sangue e di nuove tensioni portate dall’affascinante ma ancora ignoto personaggio del monaco guerriero di Jonathan Rhys Meyers, una stagione difficile la cui traduzione in due tronconi dal doppio degli episodi ha inesorabilmente sbilanciato la misura che aveva caratterizzato le stagioni precedenti, ma allo stesso tempo contribuito a favorire i tempi di una transizione resa maggiormente indolore da un raggio d’azione più ampio: se la nostra pazienza pagherà le aspettative lo sapremo solo nella prossima stagione, quando l’ombra del nostro amato Ragnar sarà abbastanza lontana da permettere a tutti i sopravvissuti di uscire allo scoperto ed essere sè stessi.