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The Walking Dead 2×07: recensione dell’episodio

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Più volte si sono nominate le parole speranza e sopravvivenza, ma mai come in The Walking Dead 2×07 sono state così presenti. Un finale da brivido che, nonostante tutto, conferma il pensiero verso una serie che non ha perso la sua eccellenza. Sembra passato molto tempo dalla scomparsa di Sophia e il ferimento di Carl, ma i due avvenimenti in realtà si susseguono da una puntata all’altra. Ciò che dà l’apparenza della lentezza con cui procede il telefilm sono gli intricati confronti che coinvolgono tutti i personaggi.

La questione affrontata è semplice: fino a quando il gruppo non è giunto alla fattoria, gli zombie non costituivano un problema morale, come invece è per Herschel. Difficile a credersi, eppure il vecchio fattore non vuole rinunciare all’idea che i walker conservano la natura di esseri umani, anche se infettati da una sorta di malattia. Ancora una volta Rick ragiona con la razionalità di un valoroso leader, rispettando l’opinione di Herschel e aiutandolo persino a condurre altre “persone malate” nel fienile.

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Forse è solo un modo per addolcire il proprietario e convincerlo ad ospitarli a tempo indeterminato, forse è per la gravidanza di Lori, o, più in generale è possibile che Rick non rinunci all’idea di poter vivere in un luogo sicuro dopo aver errato per molto tempo. Recuperare la semplicità della quotidianità, che fino a quel momento era entrata a far parte del passato, può avvenire attraverso una convivenza pacifica, in un paesaggio bucolico e tentando di ricreare un nucleo di civiltà. La vita da “coltivatori diretti” non può essere portata avanti per Shane, ossessionato dall’idea che il fienile sia abitato proprio dalle cose che hanno reso il mondo invivibile.

The Walking Dead 2x07

Altri personaggi concorderanno con lui, ma quello di Shane è un problema che affonda le sue radici all’origine della natura umana: bisogna adattarsi per poter sopravvivere e sopravvivere significa eliminare il pericolo. Shane è un uomo solo che ha visto Rick portare via le due persone a cui teneva di più: Lori e Carl. Si pone tra l’assassino e la vittima di una realtà che opera un profondo cambiamento proprio sulle persone più deboli: il rischio è quello di perdere la propria umanità per abbracciare la natura animale. Così Shane metterà in dubbio l’autorità di Rick, per riaffermare il suo ruolo di “capobranco”. Sarà recuperabile? Per ora la risposta è no, ma attendiamo con impazienza le prossime puntate.

Tuttavia, schierarsi o meno non ha più importanza quando il fienile viene spalancato a forza da Shane. Herschel, incapace di farsene una ragione, è pietrificato in ginocchio come se stesse assistendo ad un omicidio. In fondo il suo era solo un modo diverso di mantenere l’ordine nel proprio pezzo di mondo, senza la violenza delle armi e l’uccisione di persone (zombie) innocenti. Un’opinione condivisibile o meno, ma che non impedisce agli spettatori di identificarsi in lui, e magari trovarsi al suo fianco, con le lacrime agli occhi mentre vede uccidere i “suoi cari”. Ed è questo uno dei pregi di The Walking Dead 2. Gli autori potevano optare per la classica serie d’azione di zombie, invece vi hanno inserito sfumature tematiche incredibilmente verosimili. E in queste sfumature la speranza non può sempre trionfare.

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