Person of interest 1X04 – recensione

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    Finch è in ospedale: ha un forte dolore alla schiena. La dottoressa Megan Tillman, esaminando le sue lastre, gli chiede dell’operazione cui è stato sottoposto in passato, ma lui elude la domanda. Poi, approfittando di un attimo di distrazione da parte della donna, sostituisce il suo cercapersone con uno identico: la dottoressa è il nuovo ‘numero’ indicato dalla Macchina. Reese la pedina e scopre che ogni sera frequenta un club fino a tardi. Fra gli avventori, c’è anche un uomo che John ha già notato nei pressi dell’ospedale, Andrew William Benton: un curriculum di denunce per molestie sessuali ma nessuna condanna. Intanto la detective Carter è alle prese coi filmati delle telecamere del deposito giudiziario assaltato da Reese nel corso di un precedente ‘caso’ su cui lavorava con Finch.

    Anche il miliardario si trovava sul posto, ma in veste di ‘vittima’. La Carter ha notato uno strano scambio di parole fra i due e vuole vederci chiaro. Reese si rivolge al suo informatore personale, l’agente Fusco, per avere maggiori dettagli sui trascorsi di Benton e capire il suo legame con la Tillman. Fusco, però, ha questioni ben più serie di cui occuparsi: è stato minacciato dagli uomini di un cartello messicano con cui si è invischiato tempo prima. Non sa come uscirne e chiede aiuto a Reese, che non sembra ben disposto. Al solito club la Tillman e Benton si ritrovano al bancone e si presentano ufficialmente: lei dice di chiamarsi Kate Leman. Perché un nome falso?

    Il mistero si infittisce quando Reese scopre che non è Benton a pedinare la Tillman: è lei la stalker. Un’indagine più approfondita svela l’arcano: la sorella della dottoressa, Gabrielle, all’università era stata violentata da Benton  e, dopo un periodo di forte depressione, si era suicidata. Megan vuole vendicarla, ma Reese è scettico: una donna che per mestiere slava vite non sa cosa si prova a toglierne una e ne uscirebbe sicuramente distrutta. Devono cercare di dissuaderla e risolvere diversamente la questione-Benton. Ma c’è un’altra faccenda che richiede la loro attenzione: la detective Carter ha fatto visita a Finch, o meglio al suo alter-ego Burdett, ‘assistente in uno studio legale’ e testimone della rapina al deposito giudiziario. Ha spiazzato Finch, soprattutto con le sue domande riguardo allo scambio di battute che ha avuto con uno dei criminali, Reese.

    Lei è intenzionata a prenderlo quell’uomo, e ci riuscirà. La dottoressa il suo lo ha già in pugno. Ha pianificato tutto alla perfezione: è pronta ad agire. Malgrado le alternative escogitate da Reese per sistemare Benton, l’uomo è sempre a piede libero e Megan può finalmente colpire. Dopo averlo stordito, lo carica su un furgone, ma durante una sosta si imbatte in John. Lo riconosce: si erano ‘incontrati’ in un gruppo di sostegno per vittime di violenze. Reese le parla a cuore aperto e la convince a rinunciare. Lei non è un’assassina. A differenza di lui. La donna cede. Gli lascia le chiavi del furgone.

    Anche la minaccia-Carter per ora è scongiurata. Ricattando un funzionario di polizia, Reese ha fatto trasferire Fusco nel dipartimento della detective. Adesso può pensare a Benton. Fa due chiacchiere con lui. Le persone possono cambiare davvero? Deve farlo vivere o morire? Qual è la decisione giusta?

     
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    Giovane, carina e disoccupata (sta a voi trovare l'intruso). E' la prova vivente che conoscere a memoria Dirty Dancing non esclude conoscere a memoria Kill Bill, tutti e due i Volumi. Tanto che sulla vendetta di Tarantino ci ha scritto la tesi (110 e lode). Alla laurea in Scienze della Comunicazione seguono due master in traduzione per il cinema. Lettrice appassionata e spettatrice incallita: toglietele tutto ma non il cinematografo. E le serie tv. Fra le esperienze lavorative, 6 anni da assistente alla regia in fiction e serie per la televisione (avete presente la Guzzantina in Boris?). Sul set ha imparato che seguire gli attori è come fare la babysitter. Ma se le capita fra le mani Ryan Gosling...