The Walking Dead 2×11: recensione dell’episodio

Siamo agli sgoccioli della seconda stagione di The Walking Dead, ma con The Walking Dead 2×11,  il telefilm non manca un’occasione per stupirci. In modo graduale i tasselli stanno ritornando al loro posto, dopo il mare di segreti celati dai vari personaggi.

 

Questa volta The Walking Dead 2×11 richiede la partecipazione dell’intero gruppo e ci rivela le gerarchie tacitamente stabilite dalla prima stagione. Rick è il capo e, in quanto tale, deve scegliere il destino di Randall (il ragazzo abbandonato in pasto agli zombie dai suoi amici). È inutile farlo parlare con la tortura, poiché fidarsi di lui è impossibile: gli uomini in condizioni estreme sono in grado si essere chiunque, disposti a tutto per salvarsi. Shane funge da consigliere, pur celando il desiderio di spodestare l’amico dal ruolo di leader, ma per adesso si accontenta di influenzarlo nella repentina scelta di uccidere Randall, anteponendo la sicurezza e il bene di tutti.

Apparentemente il dilemma è destinato a concludersi senza obiezioni, ma è la voce di Dale a opporsi prontamente. La sua volontà è rivolgersi alla giuria, costituita in questo caso dal gruppo, e svolgere un regolare “processo”. La decisione viene prorogata al tramonto, dando del tempo all’anziano per tentare di portare più persone dalla sua parte.

The Walking Dead 2×11

The Walking Dead 2x11 episodio

Un gesto che gli appare scontato è rivolgersi a Herschel e appellarsi a un altro uomo di “sani principi”. La vera sorpresa è che il vecchio fattore si tirerà indietro per lasciare la decisione a Rick. Alzerà le mani e non vorrà ascoltare altre questioni. Dopo essere stato redarguito da Rick, Herschel ha piena fiducia nelle sue capacità, ma soprattutto non vuole esprimere il suo parere per una scomoda questione. Essere favorevoli o no alla pena di morte?

I tentativi di Dale falliranno uno dopo l’altro: Daryl considera il gruppo inesistente per non ricevere un’altra delusione come quella di Sophia; Carol preferisce non esprimersi; Glenn si tira indietro; gli altri si barricano dietro un indifferente silenzio. L’unico che non esita a schierarsi è Shane, con cui Dale getta parole al vento nel tentativo di fargli cambiare idea. E poi c’è Carl che, naturalmente, non viene interrogato, ma dimostrerà il suo cinismo nel tentativo di emulare i “grandi”. Ecco perché se ne va in giro con il cappello da cowboy, a rubare pistole e stuzzicare uno zombie rischiando di caderne vittima. Sono i sintomi dell’abbandono da parte di genitori che non gli stanno dando le attenzioni necessarie per farlo vivere nella dimensione di bambino.

È arrivata l’ora della riunione e Dale non ha fatto passi avanti durante la giornata, di fatto è l’unico a opporsi. Tuttavia vi si unirà anche Andrea, forse richiamata dalla sua indole di ex avvocato per i diritti civili. Nel dibattito si comprende che la questione morale è stata quella centrale della serie e la sua voce opera per bocca di Dale, fermo oppositore dell’avvento di una nuova e orribile società, in favore di quella vecchia, dove un essere umano non veniva condannato a morte per un reato che ancora non aveva commesso. La prospettiva sembra essere peggiore di quella che era, ma prevale nelle opinioni del gruppo che già discute di cosa fare del corpo del giustiziato.

Sopravvivere alla catastrofe significa poter sacrificare la giustizia e il senso civico? È sulla questione della civiltà che il gruppo è fiacco, ci fa pensare che il legame tra i suoi componenti era solo di convenienza e sfruttamento egoistico, per poter aprire gli occhi al nuovo giorno. I protagonisti di The Walking Dead 2 non saranno gli unici chiamati a impersonare la corte di un tribunale, ma sarà lo stesso pubblico a sentirsi toccato nel profondo. Per questo gli autori non perdono occasione per offrirci il punto di vista di Randall che, ascoltando scorci dei dialoghi all’esterno, comprende la sua tragica sorte.

Dopotutto è solo un ragazzo e lo osserviamo in tutta la sua patetica umanità quando è in ginocchio di fronte alla pistola di Rick. Sulla soglia del fienile si materializza la figura di Carl che inciterà il padre a sparare. Non c’è niente di più disarmante degli occhi di un bambino che ha travisato la visione di ciò che è giusto o sbagliato. A questo punto Rick non ha più il coraggio di premere il grilletto poiché pensa che sta sbagliando qualcosa.

Le speranze di far sopravvivere anche la giustizia e il senso morale non sono andate perse. Tuttavia il trionfo di quanto sostenuto da Dale si trasforma in una fortuita tragedia, quando l’anziano viene attaccato da uno zombie (lo stesso che Carl aveva provocato nel bosco). Ucciso da quello stesso mondo che lui negava con tutte le sue forze. È un pezzo della serie che se ne va con lui. Il gruppo, se può essere definito tale, non sarà più lo stesso. Bisognerà capire se la morte dell’anziano “saggio” determinerà anche la perdita di quel poco di moralità da lui difesa.

RASSEGNA PANORAMICA

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