“Intorno alla Città del Vaticano, le televisioni di tutto il mondo trasmettono da impalcature costruite apposta o dalle terrazze dei palazzi”. Questa è una didascalia tratta dalle prime scene della sceneggiatura ( visibile sul sito ufficiale ) di Habemus Papam. E se il Papa appena eletto ha una crisi di fede?

La domanda se la pone Nanni Moretti, un’istituzione, che al di là di ogni giudizio personale si conferma per l’Italia garante di un cinema coraggioso e di qualità.  Habemus Papam, produzione italo francese (Fandango-Le Pacte ), uscirà il 15 aprile in Italia e concorrerà al Festival di Cannes   ( dall’ 11 al 22 maggio). Nanni Moretti sceglie di confrontarsi con il potere spirituale cinque anni dopo aver affrontato il potere ultra-temporale del Caimano e concorre così per la sua seconda Palma D’Oro, dieci anni dopo La Stanza del Figlio.

Il Papa in crisi mistica ha il volto, rotondo e sorridente, di Michel Piccoli, un classe ’25 che nella sua lunga carriera, fra i tanti che l’hanno diretto, annovera nomi del calibro di Jean Renoir, Jean-Luc Godard, Luis Buñuel, Alfred Hitchcock;  ma anche: Mario Bava, Elio Petri, Ettore Scola, Marco Ferreri. Spaziando tra i generi e i decenni Michel Piccoli diventa Papa in un film che sembrerebbe ancora una volta improntato su uno stile ironico e raffinatamente grottesco che nel Caimano si è rivelato adatto per trattare temi dalle connotazioni vastissime. Del resto già la forma allegorica di Palombella Rossa ( 1989 ) di Moretti, rivista vent’anni dopo, sprigiona un’ efficacia comunicativa sorprendente ( per non parlare dell’ esordio con Io sono un autarchico, 1976 ). Il tema: la crisi del partito comunistica e di un’intera epoca non era certo facile da trattare in 90 minuti.

Nanni Moretti oltre che dirigere il film recita anche nei panni dello psicologo che dovrà far uscire il Papa (non a caso un fittizio Celestino VI  ) dalla propria crisi. Suggestivo e divertente lo spunto, così come le prime scene che si possono vedere: l’insofferenza caustica del miglior Moretti esplodono nel confronto con cardinali costretti a giocare a pallavolo in virtù di terapie eterodosse. Tra il cast figurano anche: Margherita Buy ( che nel 1999 vestì i panni di una suora in Fuori dal mondo di Giuseppe Piccioni ) , Renato Scarpa ( preside nella Stanza del figlio di Moretti),  Jerzy Stuhr , Franco Graziosi. Sembrerebbe strano pensare a un Moretti che sfrutti un’idea di partenza del genere per adagiarsi sulla facile commedia. Più facile aspettarsi un’approfondita analisi dell’ipocrisia della società attraverso lo sguardo straniato e spaurito di un novello Celestino V. I morettiani non possono che augurarselo. I non morettiani non possono non essere accattivati, almeno un minimo, dall’idea di un Papa amletico. Un film sicuramente da vedere.

Come sempre, il Festival di Cannes, dove nella scorsa edizione Elio Germano ha trionfato ( ex aequo con Bardem ) come miglior attore con La Nostra Vita di Luchetti, è il luogo dove il meglio del Cinema italiano può sperare nel riscatto della cultura. Probabile anche la partecipazione di Sorrentino con This Must Be The Place , Gianni Amelio con Il primo Uomo ed Emanuele Crialese con Terraferma. Il 15 aprile, intanto, potremo sapere di che colore sarà la fumata per il mai banale Moretti.