Lo squalo è tratto da una storia vera? L’ispirazione dietro il capolavoro di Steven Spielberg

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A cinquant’anni dalla sua uscita, Lo squalo (Jaws) continua a essere uno dei film più influenti della storia del cinema. Diretto da Steven Spielberg e tratto dall’omonimo romanzo di Peter Benchley, il film del 1975 non ha soltanto rivoluzionato il concetto di blockbuster estivo, ma ha anche modificato profondamente l’immaginario collettivo sugli squali.

La storia del gigantesco squalo bianco che terrorizza la fittizia Amity Island è entrata nella cultura popolare, alimentando per decenni la paura del mare e contribuendo a costruire il mito di uno dei mostri cinematografici più iconici di sempre. Proprio il realismo con cui viene raccontata la vicenda ha spinto molti spettatori a chiedersi se Lo squalo sia tratto da una storia vera. La risposta è, almeno apparentemente, semplice: no, il film non racconta un fatto realmente accaduto.

Tuttavia, la sua origine è molto più complessa di quanto sembri. Il romanzo di Peter Benchley nasce infatti dall’unione di episodi storici, incontri reali e tragedie documentate che hanno influenzato la costruzione della storia e dei suoi personaggi. Comprendere queste ispirazioni permette di guardare il film con occhi diversi, distinguendo ciò che appartiene alla finzione da quanto affonda invece le proprie radici nella realtà.

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La vera storia dietro Lo squalo nasce dalla passione di Peter Benchley e da un enorme squalo catturato nel 1964

Lo squalo libro

 

Contrariamente a quanto si pensa spesso, Lo squalo non è basato su una vicenda realmente accaduta e neppure il romanzo di Peter Benchley racconta fatti storici. Lo scrittore sviluppò l’idea dopo anni di interesse verso gli squali, una passione nata durante l’infanzia trascorsa pescando insieme al padre nelle acque di Nantucket.

Il momento decisivo arrivò però nel 1964, quando lesse la notizia della cattura di un gigantesco squalo bianco di oltre due tonnellate al largo di Long Island da parte del celebre pescatore Frank Mundus. Quella fotografia rimase impressa nella sua mente e gli suggerì una domanda tanto semplice quanto efficace: cosa accadrebbe se un animale simile decidesse di stabilirsi davanti a una località balneare senza più allontanarsene?

Da quell’intuizione nacque il progetto del romanzo, che Benchley iniziò a scrivere nel 1971 e pubblicò tre anni dopo. Il libro rimase per quarantaquattro settimane nella classifica dei bestseller, attirando immediatamente l’attenzione di Steven Spielberg, che ne intuì l’enorme potenziale cinematografico.

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Gli attacchi di squali del New Jersey del 1916 e il vero cacciatore Frank Mundus influenzarono il film senza diventarne la trama

Lo squalo libro

Per decenni si è sostenuto che Lo squalo fosse ispirato ai famosi attacchi verificatisi lungo la costa del New Jersey nell’estate del 1916. In quei dodici giorni, tra il 1° e il 12 luglio, cinque persone furono attaccate da uno squalo e quattro morirono, generando un’ondata di panico senza precedenti negli Stati Uniti. Alcune analogie con il film sono evidenti: la paura che si diffonde tra i bagnanti, le spiagge minacciate durante la stagione turistica e la caccia disperata al predatore.

Persino nel film il capo della polizia Brody cita esplicitamente gli eventi del 1916 per convincere il sindaco a chiudere le spiagge. Eppure Peter Benchley smentì più volte che quella fosse la principale fonte d’ispirazione della sua opera. Gli episodi del New Jersey erano ben noti allo scrittore e vengono persino citati nel romanzo, ma rappresentavano soltanto uno dei numerosi riferimenti utilizzati per costruire un racconto originale.

Molto più concreta fu invece l’influenza esercitata da Frank Mundus, il celebre pescatore di squali che accompagnò più volte Benchley nelle sue spedizioni in mare. Sebbene lo scrittore abbia sempre negato un collegamento diretto, il carattere ruvido, i metodi di caccia e perfino alcune tecniche utilizzate dal personaggio di Quint ricordano in maniera evidente il vero cacciatore.

Il celebre monologo della USS Indianapolis racconta una tragedia realmente accaduta e rappresenta la parte più vera di Lo squalo

Lo squalo sequel

Se la vicenda principale appartiene alla finzione, esiste una sequenza di Lo squalo che affonda completamente nella storia reale. Si tratta del celebre monologo di Quint sulla USS Indianapolis, considerato ancora oggi uno dei momenti più memorabili del film. Il racconto si riferisce al reale affondamento dell’incrociatore americano, silurato da un sottomarino giapponese il 30 luglio 1945 dopo aver consegnato componenti fondamentali della bomba atomica destinata a Hiroshima.

La nave affondò in appena dodici minuti e circa novecento marinai finirono dispersi nell’Oceano Pacifico, dove rimasero per quasi cinque giorni in attesa dei soccorsi. Durante quel periodo numerosi squali furono attirati dal sangue e dai corpi dei naufraghi, provocando una delle peggiori tragedie navali della storia americana. Dei 1.196 uomini imbarcati soltanto 316 riuscirono a sopravvivere.

Il monologo interpretato da Robert Shaw riprende quasi fedelmente quei fatti, pur introducendo alcuni elementi romanzati, come il personaggio dell’amico “Herbie Robinson”. Per molti critici rappresenta il momento in cui Lo squalo smette di essere soltanto un thriller e diventa anche una riflessione sulla paura, sul trauma e sulla vulnerabilità dell’uomo davanti alla natura.

Lo squalo ha trasformato un mito cinematografico in una paura collettiva, ma la realtà racconta una storia molto diversa

Lo squalo storia vera

 

La forza di Lo squalo deriva proprio dalla sua capacità di mescolare elementi autentici e finzione cinematografica in modo quasi impercettibile. Il film non racconta una storia vera, ma utilizza fatti realmente accaduti, personaggi ispirati a persone esistenti e tragedie storiche per costruire una narrazione credibile e coinvolgente. Allo stesso tempo, il suo enorme successo ebbe conseguenze impreviste.

Lo stesso Peter Benchley, negli anni successivi, espresse rammarico per il fatto che il film avesse contribuito ad alimentare un’immagine distorta degli squali, favorendo campagne di caccia indiscriminata nei loro confronti. Con il tempo lo scrittore divenne infatti un convinto sostenitore della conservazione marina, spiegando che gli squali non sono macchine assassine e che gli attacchi agli esseri umani restano eventi estremamente rari.

Ancora oggi i dati scientifici confermano che gli incontri mortali con gli squali bianchi sono eccezionali rispetto al numero di persone che ogni anno frequentano gli oceani. Forse è proprio questa la più grande eredità di Lo squalo: aver creato uno dei più grandi miti del cinema partendo da frammenti di realtà, dimostrando quanto il potere della narrazione possa influenzare il nostro modo di percepire il mondo molto più dei fatti stessi.

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Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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