Presencias è un thriller psicologico del 2022 diretto da Luis Mandoki, autore che abbandona il melodramma per confrontarsi con un horror costruito sull’ambiguità della percezione. Ambientato in una remota casa di famiglia immersa nei boschi messicani, il film segue il ritorno dell’attore Víctor, deciso a vendere la proprietà dove da bambino aveva vissuto il trauma della morte della sorella. Quello che sembra un classico racconto di fantasmi si trasforma progressivamente in un’indagine sulla memoria, sul senso di colpa e sulla fragilità della mente umana.
Il finale di Presencias ribalta completamente la prospettiva dello spettatore. Per gran parte della storia il film suggerisce l’esistenza di una forza soprannaturale che perseguita il protagonista, alimentando sospetti sui vicini e sugli abitanti del paese. L’epilogo, invece, dimostra che il vero orrore non proviene dalla casa o dal bosco, ma dalla psiche di Víctor. È proprio questa inversione a dare significato all’intero racconto, trasformando un horror in un dramma psicologico sulla rimozione del trauma.
Luis Mandoki utilizza il linguaggio dell’horror psicologico per raccontare una tragedia familiare fondata sulla memoria repressa
La costruzione narrativa di Presencias richiama numerosi thriller psicologici in cui il protagonista diventa un narratore inaffidabile. La regia di Luis Mandoki sfrutta gli elementi tipici dell’horror — la casa isolata, i rumori nel buio, le apparizioni improvvise e l’atmosfera opprimente — per orientare lo spettatore verso una spiegazione soprannaturale destinata però a essere progressivamente demolita.
Il personaggio interpretato da Alberto Ammann è il centro assoluto della narrazione. Ogni evento viene filtrato attraverso il suo punto di vista, rendendo impossibile distinguere con certezza tra ciò che accade realmente e ciò che nasce dalla sua mente traumatizzata. L’arrivo nella casa paterna riapre infatti una ferita mai guarita: la morte della sorella durante l’infanzia, un ricordo rimasto incompleto e deformato dal tempo.
Questa scelta avvicina il film a quei racconti in cui il mistero coincide con la scoperta della propria identità. L’indagine di Víctor non riguarda realmente un assassino nascosto nel bosco, ma un passato che il protagonista ha sepolto per riuscire a convivere con un dolore troppo grande. L’orrore diventa quindi una manifestazione della memoria che ritorna.
Il finale rivela che Víctor è l’assassino di Alicia e che tutta l’indagine nasce dal suo bisogno di trovare un colpevole diverso da sé
Dopo essersi risvegliato in ospedale senza alcun ricordo della notte dell’omicidio di Alicia, Víctor torna nella casa convinto che una presenza misteriosa abbia aggredito lui e la moglie. Le sue ricerche lo portano a sospettare dei vicini Ramirez, mentre gli strani fenomeni che continua a osservare sembrano confermare l’esistenza di una forza oscura nascosta tra il bosco e la proprietà di famiglia.
Con il procedere della vicenda, però, piccoli dettagli iniziano a incrinare questa ricostruzione. I ricordi riaffiorano attraverso flash improvvisi, le visioni diventano sempre più personali e la figura della sorella morta assume un ruolo centrale. Il passato e il presente finiscono così per sovrapporsi fino alla sconvolgente rivelazione finale.
Víctor scopre infatti di soffrire di violenti episodi di sonnambulismo. Durante questi stati di incoscienza perde completamente il controllo delle proprie azioni, trasformandosi inconsapevolmente nell’autore delle tragedie che lo perseguitano. È lui ad aver ucciso Alicia durante la prima notte trascorsa nella casa e, molti anni prima, era già stato responsabile della morte della sorella. Il colpo di scena diventa ancora più drammatico quando emerge che anche Manolo è caduto vittima di un nuovo episodio di violenza inconsapevole. A quel punto ogni presunta presenza soprannaturale trova una spiegazione razionale: erano frammenti della memoria che cercavano disperatamente di emergere.
Le presenze non rappresentano fantasmi, ma il ritorno della colpa e di un’identità che Víctor ha cercato di cancellare
Il titolo stesso del film assume un significato diverso dopo la rivelazione finale. Le “presenze” non sono spiriti che infestano la casa, bensì le manifestazioni del trauma represso. Ogni apparizione coincide con un ricordo che la mente di Víctor rifiuta di accettare, trasformando la colpa in figure minacciose che sembrano provenire dall’esterno.
La casa di famiglia diventa il simbolo più evidente di questo processo. Dove il protagonista sperava di chiudere definitivamente il passato vendendo l’abitazione, ritrova invece tutte le emozioni che aveva nascosto. Le stanze, il lago e il bosco conservano una memoria che lui aveva tentato di rimuovere, costringendolo gradualmente a confrontarsi con la verità.
Anche i sospetti rivolti ai Ramirez assumono un valore simbolico. Víctor ha bisogno di individuare un nemico esterno perché accettare la propria responsabilità significherebbe distruggere l’immagine che ha costruito di sé. Il thriller investigativo diventa così il racconto di un uomo che, inconsapevolmente, conduce un’indagine contro sé stesso.
La scelta di eliminare il soprannaturale rafforza il messaggio del film sul peso dei traumi mai affrontati
Molti horror utilizzano il fantasma come incarnazione di un passato irrisolto. Presencias percorre la strada opposta: elimina qualsiasi spiegazione paranormale e attribuisce ogni evento alla mente del protagonista. È una decisione narrativa che cambia completamente il senso della storia.
Il sonnambulismo rappresenta certamente il meccanismo attraverso cui il film giustifica gli omicidi, ma il suo valore resta soprattutto metaforico. La perdita di controllo diventa l’immagine di un trauma che continua ad agire anche quando il protagonista crede di averlo dimenticato. Le azioni più terribili vengono compiute proprio nei momenti di totale inconsapevolezza, suggerendo che il passato trova sempre il modo di riemergere.
Da questo punto di vista il paese, apparentemente ostile nei confronti della famiglia Constantino, contribuisce a creare un clima di isolamento che amplifica la tragedia personale di Víctor. Nessuno può aiutarlo davvero perché il nemico non si trova all’esterno. È nascosto nella parte della sua memoria che continua a negare la realtà.
Il significato del finale di Presencias è la distruzione dell’identità costruita sulla rimozione del passato
L’epilogo del film mostra un uomo incapace di convivere con la verità appena scoperta. Dopo aver ricostruito i ricordi e compreso di essere responsabile della morte di Alicia, della sorella e di Manolo, Víctor non vede alcuna possibilità di redenzione. La decisione di togliersi la vita conclude il percorso di un personaggio che ha perso definitivamente ogni punto di riferimento.
Il suicidio non rappresenta una soluzione eroica, ma la conseguenza estrema di una colpa che il protagonista non riesce più a sostenere. Per tutto il film aveva cercato risposte nei fantasmi, nei vicini e nelle superstizioni locali, evitando inconsapevolmente l’unica spiegazione possibile. Quando la memoria torna completa, l’identità che aveva costruito crolla insieme alle sue certezze.
È proprio questo a rendere Presencias diverso da molti horror contemporanei. Il vero mostro non è una creatura nascosta nell’oscurità, bensì una mente incapace di elaborare il proprio trauma. Luis Mandoki costruisce così un thriller in cui la paura nasce dalla possibilità che il male possa agire senza consapevolezza, trasformando il protagonista nella vittima e, allo stesso tempo, nell’autore delle tragedie che tenta disperatamente di risolvere.




