Rescue Under Fire è tratto da una storia vera? La reale missione dei soldati spagnoli in Afghanistan

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Rescue Under Fire (titolo originale Zona hostil) è un film di guerra del 2017 diretto da Adolfo Martínez Pérez, che porta sullo schermo uno degli episodi più complessi e meno conosciuti della partecipazione militare spagnola alla guerra in Afghanistan. A differenza di molte produzioni belliche costruite intorno a eventi romanzati, il film prende spunto da una missione realmente avvenuta nell’agosto del 2012, quando un elicottero dell’esercito spagnolo rimase incidentato in pieno territorio controllato dagli insorti talebani.

La pellicola segue l’operazione di recupero dell’equipaggio e del velivolo, trasformando una vicenda militare documentata in un racconto ad alta tensione. Chi si chiede se Rescue Under Fire sia tratto da una storia vera trova una risposta chiara: sì, il film ricostruisce fatti realmente accaduti, pur condensando alcuni momenti e alcuni personaggi per esigenze cinematografiche. Alla base della sceneggiatura c’è infatti una delle operazioni di recupero più delicate mai affrontate dalle forze armate spagnole durante il conflitto afghano.

Rescue Under Fire film

La vera storia dietro Rescue Under Fire: l’incidente del Super Puma durante una missione di evacuazione medica

Il 3 agosto 2012 il distaccamento HELISAF dell’Esercito dell’Aria spagnolo ricevette un ordine apparentemente ordinario. Due militari statunitensi erano rimasti feriti dall’esplosione di un ordigno improvvisato a circa cinquanta chilometri a nord di Bala Murghab, nell’Afghanistan occidentale, e occorreva intervenire con una missione di evacuazione sanitaria. Due elicotteri Super Puma decollarono dalla base di Camp Arena, nei pressi di Herat, trasportando equipaggi medici e materiali destinati anche al convoglio americano.

Dopo molte ore di volo, la pattuglia raggiunse finalmente l’area dell’incidente. Una volta verificata la relativa sicurezza del punto di atterraggio, il primo Super Puma iniziò la manovra di discesa. L’atterraggio avvenne però in condizioni estremamente difficili, con una nube di polvere che limitava fortemente la visibilità. Proprio mentre il velivolo toccava il terreno, il suolo cedette sotto una ruota del carrello, provocandone il ribaltamento.

Fortunatamente nessun membro dell’equipaggio rimase ferito, ma nove militari spagnoli si ritrovarono improvvisamente isolati in territorio ostile insieme ai soldati americani da soccorrere. Il secondo elicottero tentò più volte di atterrare per recuperarli, ma le condizioni del terreno rendevano impossibile qualsiasi manovra sicura. Rimasto con poco carburante, il comandante fu costretto a rientrare alla base, lasciando il gruppo sul posto in attesa dei rinforzi.

Il piano di recupero e la lunga notte che precedette una delle operazioni più rischiose dell’esercito spagnolo

Con un elicottero abbattuto e personale bloccato in una zona controllata dagli insorti, il comando spagnolo organizzò immediatamente una complessa missione di recupero. L’obiettivo era duplice: riportare in salvo i soldati e impedire che il Super Puma cadesse nelle mani dei talebani. Se il recupero fosse risultato impossibile, il velivolo avrebbe dovuto essere distrutto sul posto per evitare che equipaggiamenti e tecnologie sensibili venissero catturati.

Durante la notte vennero scelti due elicotteri CH-47 Chinook, gli unici in grado di sollevare un Super Puma mediante carico esterno. La missione presentava però enormi difficoltà tecniche. Era la prima volta che il contingente spagnolo tentava un’operazione di quel tipo in Afghanistan e bisognava alleggerire il più possibile il velivolo incidentato, smontando ogni componente non indispensabile prima del sollevamento.

Alle prime luci del 4 agosto i due Chinook, accompagnati da trentacinque militari, raggiunsero il luogo dell’incidente. Una parte del personale evacuò gli uomini rimasti bloccati durante la notte, mentre una squadra tecnica iniziò a lavorare sul Super Puma per renderne possibile il trasporto. Sembrava l’inizio della fase decisiva dell’operazione, ma pochi minuti dopo gli insorti aprirono il fuoco contro la posizione spagnola, trasformando il recupero in un lungo scontro armato.

Roberto Álamo in Rescue Under Fire

Lo scontro con gli insorti e il recupero del Super Puma che concluse con successo la missione

Per diverse ore i militari spagnoli dovettero difendere la posizione dagli attacchi degli insorti, sostenuti anche dal fuoco di copertura delle forze statunitensi presenti nelle vicinanze. Granate a razzo, colpi di mortaio e armi leggere costrinsero il personale a sospendere più volte le operazioni di recupero. Ogni tentativo di far tornare i Chinook veniva rinviato perché la presenza dei combattimenti avrebbe esposto gli elicotteri a un rischio eccessivo durante le delicate manovre di sollevamento.

Nel frattempo il comando modificò il piano iniziale. Vennero predisposte prolunghe più lunghe per agganciare il Super Puma, così da consentire al Chinook di mantenersi leggermente più in quota durante l’operazione ed evitare che la nube di polvere impedisse completamente la visuale ai piloti. Restava comunque una manovra al limite delle capacità dell’elicottero da trasporto, chiamato a sollevare un carico estremamente pesante in condizioni ambientali proibitive.

Poco prima di mezzogiorno, dopo che gli ultimi attacchi erano stati respinti, due elicotteri d’attacco Mangusta bonificarono l’area permettendo ai Chinook di entrare in azione. Tra polvere, visibilità quasi nulla e margini minimi di carburante, il velivolo riuscì ad agganciare il Super Puma e a sollevarlo con successo. L’intera formazione rientrò prima alla base di Qala-i-Naw e successivamente a Herat, completando la missione circa sedici ore dopo l’incidente iniziale. Nessun militare spagnolo perse la vita durante l’operazione.

Rescue Under Fire cast

Perché Rescue Under Fire racconta uno degli episodi più significativi della presenza spagnola in Afghanistan

Pur scegliendo un linguaggio tipico del cinema d’azione, Rescue Under Fire mantiene il cuore della vicenda storica sostanzialmente fedele ai fatti. L’incidente del Super Puma, il lungo assedio degli uomini rimasti sul terreno, l’impiego dei Chinook e il recupero del velivolo appartengono alla cronaca militare documentata e sono stati ricostruiti sulla base delle testimonianze dei protagonisti e dei rapporti ufficiali dell’esercito spagnolo.

Naturalmente il film concentra eventi e dialoghi, semplifica alcuni passaggi operativi e attribuisce a pochi personaggi azioni che nella realtà coinvolsero numerosi militari. Si tratta di scelte narrative comuni nelle produzioni ispirate a eventi reali, necessarie per rendere comprensibile al pubblico una missione estremamente complessa dal punto di vista tattico.

Ciò che rende questa storia particolarmente significativa è il suo valore umano oltre che militare. L’operazione dimostrò la capacità di coordinamento tra diverse unità, la determinazione nel non abbandonare uomini e mezzi in territorio nemico e il sangue freddo dimostrato da equipaggi costretti a operare per ore sotto il fuoco degli insorti. Più che un semplice film di guerra, Rescue Under Fire racconta una pagina poco conosciuta della storia recente delle missioni internazionali, ricordando quanto sottile possa essere il confine tra una missione di routine e un’operazione destinata a diventare un caso di studio nelle accademie militari.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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