Carlo!-film-carlo-verdoneQuest’oggi presso il The Space Cinema di Piazza della Repubblica a Roma è stato presentato il documentario su Carlo Verdone, dal titolo Carlo!, presente nelle 36 sale del circuito e nella sezione The Space Extra i giorni 3, 4 e 5 giugno. Alla conferenza stampa hanno partecipato, oltre al celebre attore,  i registi Gianfranco Giagni e Fabio Ferzetti e il produttore Marco Belardi.

 

Come è nato il progetto?

Fabio Ferzetti: Nasce da un idea di Gianfranco Giagni, perché Carlo aveva superato i trent’anni di attività; è stato su una media altissima di presenze raggiungendo con  alti e bassi successi importanti. Trent’anni sono trent’anni! Rappresentano un pezzo di storia di un paese e ci sembrava che lui lo avesse raccontato, ma, ci sembrava che ci fosse ancora molto da raccontare su di lui, quando siamo andati a parlare con Carlo e abbiamo fatto le prime riprese con le prime interviste ed il film cominciava a prendere forma, c’era da raccontare anche il lato privato, non per biografia, ma un lato in ombra che è quello che nutre veramente il grande comico. Per questo ci interessava indagare su questo aspetto. Gianfranco ha fatto numerosi documentari sul cinema da Orson Wells a Dante Ferretti, alla sartoria Tirelli oltre a essere un regista a tutti gli effetti, io no, ma ci piaceva provare questa nuova coppia.

Il nostro cinema è abbastanza malato di autobiografie soprattuto la generazione dei registi e degli attori di Carlo, lui non l’ha fatta, però qualcosa qua e là dopo aver visto il film si capisce. Si capisce che qualcosa di sé nei suoi film, e questo è interessante, ma c’è in quel grado di riduzione che rende i film molto popolari, che poi è un po’ il suo segreto, che molti vorrebbero avere e che a noi ci interessava.

Che sensazioni hai provato nel rivederti e nel rivedere tutta la tua vita e le tue amicizie?
Carlo Vedone: Sono emozionato e incredulo per essere rimasto in piedi  trentaquattro anni, una lunghezza di tempo impensabile oggi per un attore. Forse perché io ho iniziato ancora con una vecchia guardia, sono figlio di un vecchio cinema, il mio produttore Sergio Leone faceva C’era una volta in America avevo conosciuto Tognazzi, Gassman, Mastroianni. Quindi probabilmente il rispetto, anche come spettatore, di grande ammiratore e grande fan mi ha forgiato in maniera diversa. Quando Gianfranco Giagni e Fabio Ferzetti mi fecero questa proposta, io lì per lì sono rimasto così, sembrerebbe un epitaffio da vivo, “siete sicuri”? “Si, c’è qualcosa nella tua anima che si percepisce nei tuoi film ma ci piacerebbe metterlo di più in chiaro” e io “ma interessa al pubblico?” “Siamo convinti di si”. Una volta che ho avuto le assicurazioni che non sarebbe stato assolutamente celebrativo o autocelebrativo, senza nessun tipo di apoteosi, “quanto è bravo!” , allora a quel punto la cosa è cominciata a diventare interessante. Era un documentario in cui dovevo raccontare con assoluta sincerità la mia persona, essendo una persona piena di passione e curiosità effettivamente poteva dare qualche cosa, ho accettato ma mi sono imposto di non prepararmi assolutamente nulla, di arrivare alle interviste o nei luoghi in cui dovevo intervenire in assoluta libertà, come in libertà sono andati tutti i colleghi, i critici le persone della strada che sono state intervistate. Non c’è nessuna celebrazione altrimenti sarebbe stato un documentario assolutamente sbagliato, doveva venir fuori poi la figura di una persona semplice con qualcosa di complesso, oscuro e di un po’ di maliconia qua e là. Ho cercato di dare verve con naturalezza, con un flusso di ricordi continuo, che va da i primi super8 a un filmato della casa paterna che era stata smobilitata.

Quindi esce fuori attraverso anche il racconto delle stanza della casa, un po’ tutta la mia infanzia quello che mi ha sollecitato a individuare, un personaggio, un clima, un atmosfera. Ho avuto una famiglia molto importante, che dialogava, piena di ironia anche se una famiglia un pochino intellettuale, ma semplice, che mi ha sempre spinto a frequentare tutti, devo ringraziare ancora mia madre per quello, che mi ha sempre detto guarda e osserva vivi il quartiere, e a tavola si rideva sempre. Tante cose e luoghi sono stati ripercorsi e tanti ricordi di tanti amici, molti ci sono alcuni non ci sono più, che sono stati importanti che poi li ho rifatti con la mia lente d’ingrandimento.

Mi sono messo a nudo ho raccontato con molto coraggio le mie fragilità, le mie debolezze, i miei timori e le mie paure, quello che mi piace quello che assolutamente non riuscirei a fare. Tante persone che sono state importanti nella mia vita, Leone, Sordi ma più che altro la gente del mio quartiere e al mio pubblico che mi ha seguito, che me lo sono coltivato, che con la sua affluenza mi ha dato la forza di andare avanti e continuare, perché senza pubblico dove vai? È un omaggio che io faccio veramente al mio pubblico che mi ha sostenuto per trentaquattro anni, ed è veramente incredibile.

Ogni tanto dico forse è caso di fermarsi, prendermi un anno sabbatico, posso scrivere un libro, una sceneggiatura per altri o fare un film da regista. Poi è uscito Paolo Sorrentino che mia ha offerto quel un ruolo ne La grande bellezza, l’ho fatto, ma sono convinto che qualche altra incursione in un cinema non di commedia posso farla, ho l’età giusta per farla, ho la sicurezza e il piacere di farla, anche se la commedia rimane la mia passione, io sono nato commediante e morirò commediante. Dopo tanto tempo uno ha bisogno e il desiderio di fare qualche altra cosa, e di provare una soddisfazione nel fare una cosa più complessa e diversa da quella che ho fatto per tanti anni, è una necessità più che giustificata.
Ringrazio il produttore Marco Belardi che ha creduto subito in questo progetto, ringrazio The Space per il coraggio che hanno avuto per questo piccolo omaggio che mi fanno e sono contento di uscire come i Led Zeppelin!…Mi sento come Jimmy Page!

Durante la programmazione del documentario, il giorno 4 Giugno al The Space di Parco de Medici a Roma, Carlo Verdone sarà in sala per fare un saluto al pubblico.