Choi Min-SikMolti di noi se lo ricordano con una chioma arruffata stile leone, martello alla mano & polpo vivo in bocca… merito/colpa del suo Oh Dae-su, vendicativo protagonista dell’ormai leggendario Oldboy di Park Chan-wook. Ma Choi Min-sik, star coreana di fama internazionale, dal vivo è semplicemente un signore di 52 anni con i capelli sale e pepe, lo sguardo mite e la cordialità tipica del suo popolo. Magari in un primo momento si può stentare a riconoscerlo, privo del sangue e della rabbia che spesso e volentieri gli coprono il volto sul grande schermo, ma bastano due minuti per identificare quegli occhi che, film dopo film, hanno lasciato un segno indelebile nel nostro immaginario.

 
 

Choi in questi giorni è a Firenze per una retrospettiva a lui dedicata nell’ambito del 12° Florence Korea Film Fest, che domani sera gli assegnerà un premio e offrirà agli spettatori la possibilità di incontrare l’attore al termine della proiezione di Oldboy, occasione imperdibile per cinefili e non.

Il cult di Park Chan-wook ha lanciato Choi nel panorama internazionale facendolo conoscere a mezzo mondo, è vero, ma il film è uscito nel 2003  e all’epoca lui aveva già una bella carriera alle spalle, con una galleria di personaggi estremi, spesso definibili come ‘perdenti’, cui sembra proprio non saper resistere. Il vendicatore Oh Dae-su, infatti, è solo uno dei tanti ‘ragazzacci’ che hanno il volto di Choi, anche se l’attore ha ammesso che si tratta di un caso se ha interpretato di frequente ruoli così duri e borderline. A detta sua, non sono i personaggi di per sé ad attrarlo, non è il loro essere ‘estremi’ a fargli scegliere un progetto, quanto piuttosto le storie: Choi segue sempre il suo istinto e l’istinto lo porta a interpretare ruoli un po’ così. Ciò che li accomuna più di ogni altra cosa è la loro fisicità, l’uso del corpo come mezzo espressivo privilegiato, arte imparata con la gavetta teatrale: “L’attore è come un ballerino che, attraverso il linguaggio fisico, esprime la forma mentis, la filosofia, le emozioni e i sentimenti del suo personaggio, per poi esprimere l’opera stessa”.

korea film festOldboy è l’esempio perfetto di come Choi si ponga totalmente al servizio delle sue creature, dando tutto se stesso al punto da arrivare a dichiarare che, finito il film, si era ripromesso di non tornare a lavorare con Park, tanto era esausto. Il regista lo aveva quasi ‘divorato’ con la sua energia, ma deve comunque essere riuscito ad attrarlo di nuovo nella sua rete, visto che i due poco dopo hanno collaborato anche in Lady Vendetta, capitolo conclusivo della cosiddetta ‘trilogia della vendetta’. La fisicità di Choi è entrata a pieno titolo nella storia del cinema soprattutto con due scene cult di Oldboy, quella del martello (cui Nicolas Winding Refn è sicuramente debitore) e quella del polpo. In particolare, l’attore si è soffermato sulla storia del povero polpo addentato con violenza dal suo personaggio: la sceneggiatura non prevedeva che gli staccasse la testa con un morso (con tutto quel che segue), bensì che avvolgesse un solo tentacolo intorno alla bacchetta per poi mangiarselo, come si fa in Corea con i polpi vivi. Ma per Choi era necessario dar sfogo alla brutalità di Oh Dae-su, che dopo 15 anni di prigionia era tornato ad uno stadio quasi primitivo: quello era il modo più adatto per rappresentare il suo stato mentale. Scelta non facile, ma azzeccata (e scolpita sulla celluloide ad imperitura memoria).

L’atteggiamento propositivo di Choi Min-sik, la totale dedizione al progetto che lo vede coinvolto, rispecchiano a pieno la sua concezione del lavoro di attore e del rapporto col regista. In conferenza stampa, infatti, alla domanda su quale fosse il metodo che segue per interpretare i vari personaggi, lui ha risposto dicendo che il dialogo col regista è la chiave migliore per la performance di un interprete: “Oltre all’analisi del personaggio, per me è necessario capire il senso profondo che il regista dà al film; il colore, l’odore che vuole comunicare attraverso la sua opera. Parlare col regista a fondo, dalle cose più superficiali alle più profonde, questo è il metodo migliore”. Il lavoro, naturalmente, non finisce qui: “Dialogando col regista, arriviamo ad un punto d’incontro per l’interpretazione di una scena, ma poi davanti alla macchina da presa sono da solo e sono io il responsabile della mia performance. Questa pressione mi provoca un  certo stress, perché resto sempre col dubbio di non aver dato il meglio: sono un essere umano e non posso essere perfetto!”. A quanto pare, è lo stress mentale a creargli qualche problema, non quello fisico, perché, come afferma lui stesso, “lo sfinimento lo puoi anche sopportare, basta riposarsi un po’”. Ed è per questo che sostiene di non ricordare personaggi particolarmente difficili da interpretare, perché li affronta tutti alla stesso modo, e tutti sono ugualmente importanti per lui perché “è come se con ognuno avessi avuto una relazione, e anche se l’amore finisce tu ci hai messo tutto te stesso e resta comunque un legame”.

Se non giudica i suoi personaggi e non esprime preferenze particolari, quando si parla del suo lavoro Choi rivela di avere un metodo di autovalutazione alquanto singolare: “Mi siedo al cinema nell’ultima fila, ma guardo il pubblico, non il film: osservo le reazioni degli spettatori per vedere se il mio messaggio è passato come volevo. Tre minuti prima della fine, mi alzo e mi nascondo in bagno, per sentire i commenti a caldo di quelli che escono dalla sala. Mi tappo il naso, ma resto là!”. Quando si chiede a lui un commento (irrinunciabile) sul recente remake di Oldboy firmato Spike Lee (un fiasco, ndr) Choi risponde di aver avuto intenzione di vederlo ma di non aver fatto in tempo. Il motivo? Era impegnatissimo sul set di Lucy, ultima fatica di Luc Besson, che lo ha voluto al fianco di Scarlett Johansson e Morgan Freeman in uno sci-fi ancora top secret.

In attesa di vederlo al cinema, lo lasciamo quindi alle prelibatezze toscane e alle meraviglie artistiche di Firenze, che lo ospiterà ancora per qualche giorno. La cucina locale non prevede specialità a base di polpo, quindi possiamo stare tranquilli.

Per tutti gli appassionati, l’appuntamento è domani, martedì 25 marzo, alle ore 20.00 al cinema Odeon di Firenze per la proiezione speciale di Oldboy e l’incontro con Mr Choi.