Michal Vinik racconta Valeria is getting married, presentato a Orizzonti Extra

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Presentato a Orizzonti Extra nell’ambito di Venezia 79, Valeria is getting married racconta la storia di una ragazza che accetta un matrimonio combinato pur di avere una vita migliore, ma quando si allontanerà da casa e comincerà a lavorare e a esse indipendente, capirà che forse il matrimonio non è l’unica strada per una donna. Abbiamo incontrato Michal Vinik, regista, che ci ha parlato della la genesi del film e di quello che aveva intenzione di raccontare.

Chi è Valeria? “Una giovane donna ucraina che cerca per sé una vita migliore. Vede la sorella cercare di far Leo stesso e cerca di fare lo stesso”. 

Da dove è venuta l’ispirazione per la storia? “Ho camminato a lungo con il personaggio di Cristina, la sorella, ma poi sono incappata in questo fenomeno dei matrimoni combinati, e mi sono interessata principalmente alle figure maschili, agli uomini. Ho letto diverse chat di queste persone, ho anche partecipato a diverse chat di uomini con i quali per me è stato difficile connettermi. Credo siano persone che non trovano il loro posto nel mondo e cercano di ottenere ciò che possono. A volte pensano che prendere una moglie da un altro paese non sia una cattiva idea. Così la storia ha preso forma.”

Il film si pone in maniera molto equilibrata rispetto ai fatti che mostra, non prende le parti di nessuno, giusto? “Ho cercato di non giudicare nessuno, io scrivo e dirigo. Ho cercato di trovare un equilibrio, perché nessuno pensa a se stesso come al cattivo della storia. Per esempio, prendi le persone che mangiano carne, si vedono come persone buone, ma se chiedi a un maiale magari la risposta è diversa! Ho cercato di difenderli e mi sono sentita anche colpevole in merito. Ma volevo dire qualcosa sulle relazione tra uomo e donna in un mondo governato da uomini”.

Valeria is getting married si avvale di una grande ricchezza linguistica, come ha gestito questo aspetto? “Non dirigerò mai più un film in una lingua che non capisco e parlo fluentemente. È stato molto complicato per me, c’è l’ucraino, il russo, l’inglese e l’ebraico. Sono stata molto aiutata dagli attori e dal personale sul set. Alla fine ci siamo divertiti, perché l’inglese è universale mentre l’ebraico è la nostra lingua madre, mentre russo e ucraino sono la lingua delle nostre attrici. E credo che il risultato sia stato molto autentico.”

Che tipo di società è quella che si affida ai matrimoni combinati? “I matrimoni combinati si verificano intorno a noi, continuamente. In tutto il mondo, non è una pratica che non è illegale. Queste persone si incontrano in rete, su Skype magari, poi magari il matrimonio fallisce nel 90 % dei casi. Ma non è una pratica illegale, nessuno viene rapito!”

Nel film c’è un riferimento ad Anna Karenina, come mai proprio quel romanzo? “Abbiamo cercato di farlo apparire come un vecchio film russo, abbiamo usato delle vecchie lenti per le riprese e tutti i riferimenti culturali dei personaggi sono riferiti alla cultura russa e ucraina. Tutte le foto nella casa del film appartengono all’attrice, quando viveva in Ucraina.”

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.

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