Alla conferenza stampa per l’opera prima Nauta, del regista napoletano Guido Pappadà, presso il cinema Quattro Fontane di Roma, sono presenti tutti gli attori David Coco, Luca Ward, Elena Di Cioccio, Massimo Andrei, Paolo Mazzarelli, Giovanni Esposito, i produttori e il regista stesso. Il clima rilassato e goliardico tra i protagonisti del filmconquista tutta la sala.

Guido come è nata l’idea di questo film?

L’idea è nata tempo fa a seguito del disastro a Napoli. Il soggetto però non vuole essere una denuncia. Abbiamo voluto dare al film una struttura fiabesca e lineare in modo da coinvolgere il pubblico e immergerlo all’interno di un viaggio non solo avventuroso, ma anche esistenziale.

Abbiamo voluto creare un’opera sul sogno e dare molto spazio alle immagini al fine di evocare un’atmosfera onirica. Ho deciso di usare molta computer grafica nelle scene di notte per esaltare l’aspetto romantico del buio.

La realizzazione di quest’opera è stata un’esperienza entusiasmante, soprattutto per il rapporto di grande complicità creato con gli attori.

Quali sono state le difficoltà incontrate durante le riprese?

Girare praticamente quasi tutto il film in barca non è stato facile. All’inizio quando presentavo questo progetto mi prendevano per pazzo. E’ stata una bella ed entusiasmante sfida. Non volevo assolutamente rinunciare a ricreare l’esperienza del viaggio. Una barca in mezzo al mare che trasporta i personaggi verso un prossimo cambiamento.

David Coco, dopo “L’Uomo di vetro” finalmente il suo ritorno al cinema.

Sono contento di aver fatto un film in contro-tendenza. Siamo noi che siamo andati in Tunisia e non viceversa…Un’ opera sul viaggio. Si parte in un modo e si arriva in un altro.

Abbiamo creduto tanto in questo progetto cercando di ridare al pubblico il messaggio intrinseco nel film e cioè la conservazione della libertà di credere e inseguire i nostri sogni. La possibilità di sviluppare e inseguire le proprie credenze.

Luca Ward, come si è trovato nell’interpretare Davide, tipico “lupo di mare”?

Mi piace molto la vita in barca e per puro piacere, in periodi limitati, ho fatto quest’esperienza. Il mio personaggio, come tutti gli uomini di mare, è un’anima in fuga. Ha degli scheletri nell’armadio da cui vuole fuggire, liberarsi. E’ alla continua ricerca di una pace che non trova. Anche lui attraverso la condivisione del viaggio riuscirà ad affrontare il dolore e riappacificarsi con la vita.