Arriverà in sala dal 2 aprile …Che Dio perdona a tutti, il nuovo film scritto, diretto e interpretato da Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif), presentato in conferenza stampa oggi a Roma tra riflessioni profonde e momenti di grande leggerezza. Un’opera che mescola spiritualità, comicità e critica sociale, cercando un dialogo diretto con il pubblico contemporaneo.
Dalla pagina allo schermo: un percorso lungo e complesso
Pif ha raccontato come l’origine del film risalga a un suo libro, scritto nel 2018, concepito già con uno sguardo cinematografico: per lui, infatti, scrivere narrativa significa spesso immaginare un soggetto per il cinema. Il percorso di adattamento, però, è stato tutt’altro che lineare.
Nel tempo si sono inseriti altri progetti e, soprattutto, si sono aperte discussioni legate al tema religioso che hanno rallentato lo sviluppo. Il risultato finale è quindi frutto di una lunga sedimentazione, in cui il racconto si è trasformato e approfondito.
La “scomodità” della fede: il cuore della sceneggiatura
Il co-sceneggiatore Michele Astori ha sottolineato come uno degli elementi centrali sia stato il tema della “scomodità dell’essere cristiani”, un aspetto vissuto personalmente sia da lui sia da Pif, cresciuti rispettivamente in ambienti gesuiti e salesiani.
Un elemento chiave aggiunto rispetto al libro è la figura del Papa come mentore del protagonista Arturo: una scelta voluta per creare un contrasto ironico tra l’autorevolezza spirituale e la non serietà del personaggio principale. Curiosamente, anche i dolci assumono un ruolo narrativo importante, diventando simbolo e strumento di relazione tra i personaggi.
Giusy Buscemi: spiritualità e sensualità in equilibrio
Giusy Buscemi ha raccontato il suo forte legame con il personaggio di Flora, anche grazie alla sua esperienza come imprenditrice agricola nella vita di tutti i giorni. Per prepararsi al ruolo ha lavorato in laboratorio, affinando gesti e manualità legati al mondo del cibo.
Flora è una donna complessa: spirituale ma anche passionale, capace di conquistare Arturo attraverso i dolci ma anche di pretendere da lui un impegno profondo sul piano della fede. Il personaggio incarna una riflessione sul rapporto tra opere concrete e semplice credenza religiosa.
Francesco Scianna: tra comicità e domande esistenziali
Per Francesco Scianna, il personaggio di Tommaso rappresenta un contrappunto fondamentale: un uomo semplice, guidato da bisogni terreni, che si affianca alle inquietudini spirituali di Arturo.
L’attore ha raccontato con ironia il rapporto con Pif sul set, incluso il paragone (contestato) con un personaggio di La mafia uccide solo d’estate. Ma soprattutto ha sottolineato quanto sia stato significativo lavorare con un regista che crede profondamente nei temi che racconta.
Scianna ha anche condiviso il suo rapporto personale con la fede: da una religiosità infantile a una visione più ampia e non istituzionalizzata, legata alla gratitudine verso la vita.
Un Papa “ispirato”, non imitato
Carlos Hipólito ha raccontato l’emozione della sua prima esperienza nel cinema italiano, definendola quasi “un miracolo”. Il suo Papa non è un’imitazione di Papa Francesco, ma un personaggio ispirato alla sua umanità, ironia e dolcezza.
L’obiettivo era evitare il sosia, mantenendo però un’eco riconoscibile nei valori e nelle parole, molte delle quali richiamano realmente il pensiero del pontefice.
Teologia e provocazione: l’evoluzione del racconto
Se nel libro il protagonista si muoveva soprattutto in chiave provocatoria verso il mondo cattolico, nel film emerge una dimensione più autentica: Arturo agisce anche per amore e per una fede sincera, seppur contraddittoria.
Fondamentale è stata l’ispirazione tratta dagli scritti del frate Ermes Ronchi, che ha contribuito a costruire un equilibrio tra spiritualità e riflessione contemporanea. Il film cerca così una mediazione tra fede istituzionale e ricerca personale.
…Che Dio perdona a tutti: il rapporto personale con la fede secondo Pif
Pif si definisce agnostico, pur riconoscendo una tensione verso l’ateismo. Ha ammesso che, se tornasse cattolico, sarebbe probabilmente profondamente coerente con la religione, e per questo a tratti destabilizzante, come il suo Arturo.
Ha poi riflettuto sull’incoerenza diffusa nella società, soprattutto quando si traduce in scelte politiche o sociali discutibili. Un esempio emblematico è il contrasto tra la devozione popolare – come le processioni, alquanto presenti e ricorrenti in Sicilia (dove è ambientata la pellicola) – e la mancanza di attenzione verso il prossimo.
Un cinema che cerca il pubblico
Il film uscirà in oltre 500 sale, sostenuto dalla collaborazione tra PiperFilm e Our Films. I produttori hanno sottolineato l’importanza di questo momento positivo per il cinema italiano.
Il messaggio è chiaro: riportare il pubblico in sala è una responsabilità condivisa. “Finché ci sarà il pubblico in sala, noi saremo liberi”, è stato ribadito durante la conferenza.
Un invito a vivere il cinema come esperienza collettiva, capace di far ridere ma anche riflettere – proprio come …Che Dio perdona a tutti si propone di fare, e riuscendoci pienamente.
