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Matteo e Vincenzo Cerami, più buona parte del cast, numeroso di Tutti al mare, era presente alla Casa del Cinema di Roma per parlare del film. Si è parlato di commedia, di temi sociali e illustri discendenze.

Matteo Cerami, com’è essere figlio d’arte?

Il clima in cui mio padre mi ha fatto crescere più che dentro l’arte, mi ha fatto sentire come se stessi dentro una bottega di un fabbro, mio padre ha sempre giustamente trattato il suo come il mestiere di un artigiano e io dopo un po’ ho deciso di seguire la strada di famiglia. Inoltre, ho anche scritto la sceneggiatura a quattro mani con lui, il che mi ha molto rilassato, visto che lui è molto bravo a gestire il caso e un numero di personaggi considerevole, fossi stato da solo, sarei ancora nel mezzo della stesura.

Tutti al mare esce in un momento molto felice per la commedia italiana, che ne pensate?

In realtà, l’idea del film ci era venuta molto prima di questo boom, cosa di cui tutti siamo molto contenti, fa bene al nostro cinema, l’unico problema potrebbe essere il rischio di fossilizzarsi e da qui in poi produrre solo film del genere, il che renderebbe il beneficio del tutto vano. Nel film ci sono molti personaggi, alcuni molto stereotipati altri meno, ma ognuno rappresenta una caratteristica del mondo in cui viviamo, non vuole essere un film con un messaggio socio/antropologico, è una finestra aperta su quella che è la realtà. Anche l’arrivo del barcone con gli immigrati non vuole essere una denuncia o portare altri significati,  perchè lo vediamo attraverso il binocolo di Maurizio, e fa parte della storia del suo personaggio che a modo suo ha cercato di integrare e integrarsi a questi nuovi cittadini del nostro paese.

Gianfranco Piccoli, lei ha prodotto questo film ma anche il suo riferimento diretto, Casotto.

Questo film fa riferimento a un certo cinema anni 70, che cosa è diverso da allora e che cosa è rimasto?

Sì è buffo, Il casotto è stato il primo film che ho prodotto, questo è il film con cui concludo la mia carriera di produttore ed è anche il primo in cui ho un ruolo da  attore. L’idea mi è venuta quando ad un festival ho rivisto il film di Citti, allora sono tornato sulla spiaggia dove lo avevamo girato è ho visto che era tutto diverso. Quindi sono andato a parlare con Vincenzo Cerami, che aveva scritto Casotto, e gli ho proposto di fare non un sequel o un remake, ma fare un altro film sulla stessa traccia, ma ambientato adesso, ai giorni nostri. Quando ho visto i suoi occhi illuminarsi ho capito che il film si sarebbe fatto.