È stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Riflessi, il documentario Treno di Parole, documentario diretto da Silvio Soldini e dedicato alla figura di Raffaello Baldini, poeta romagnolo apprezzato dalla critica ma sconosciuto ai più. Il documentario si avvale del contributo dell’attore Ivano Marescotti, che per anni ha recitato in teatro le poesie di Baldini.

“Abbiamo lavorato tantissimo a questo progetto. – dichiara Martina Biondi, che insieme al regista ha sviluppato l’idea del film – Volevo esportare Baldini dalla sua zona d’origine, nel quale era confinato per via dell’uso del dialetto. Nessuno lo conosceva, e lo scopo era proprio quello di far entrare quanta più gente possibile in contatto con le sue opere. Ho scelto di affidarlo a Silvio perché anche lui è dotato di un linguaggio poetico.”  

Il film attinge ad una grande varietà di materiale lasciato dal poeta: le registrazioni delle poesie lette dalla sua stessa voce, i filmini in 8mm da lui girati negli anni ’60 e ’70, fotografie, appunti e interviste radiofoniche e televisive. Attraverso questi elementi Soldini restituisce lo sguardo del poeta, da cui emergono i grandi temi umani, dalla solitudine all’amore, dalla morte al perdono.

“Baldini è un autore in grado di avere ancora molta presa sui giovani. – esclama Soldini – Mi sembra ci sia un vero e proprio seguito. La sua è una poesia della realtà, dai temi profondi, universali e attuali.”

In questo film, gli autori cercano di capire l’uomo Baldini anche attraverso i racconti di chi lo ha conosciuto. Prende a tal proposito la parola Ivano Marescotti, che fu amico stretto di Baldini e dal quale riuscì a farsi comporre quattro testi teatrali. “La mia identità di attore si divide tra il cinema e il teatro, ma in entrambi la figura di Baldini è per me fondamentale. Dalla lettura delle sue poesie e dei suoi monologhi teatrali ho appreso molto per la mia formazione di attore.”

“Le sue poesie sono storie, molto cinematografiche per di più. – continua Marescotti – Aveva una grande capacità di comunicare non solo tramite l’uso del dialetto, ma anche tramite delle immagini molto efficaci e d’impatto. In ogni sua poesia c’è del tragico, ma per noi romagnoli la tragedia è sempre accompagnata da un velata comicità.”

Soldini conclude con una propria riflessione sul film, sottolineando l’importanza della diffusione delle opere di Baldini. “Mi preoccupava l’idea di fare un film su qualcuno che non c’è più. Per i miei precedenti documentari ero abituato a seguire attivamente le persone su cui si basava il film. La mia fortuna per questo progetto è stata quella di aver trovato dell’ottimo materiale da cui poter partire. Questo film vuol fare rivivere la realtà di un poeta attraverso il suo sguardo sul mondo. Credo che la cosa più bella che questo film offre sia proprio la possibilità di essere presi per mano dallo stesso Baldini, che ci racconta del suo mondo, dei i suoi personaggi, e delle sue storie.”