Gabriele Salvatores
di Luigi De Pompeis

Gabriele Salvatores ha presentato a Venezia 76 il suo ultimo film, Tutto il mio folle amore, nella sezione Fuori Concorso. Il regista ha partecipato alla conferenza stampa del film in compagnia dei protagonisti Claudio Santamaria, Valeria Golino e l’esordiente Giulio Pranno.

Sono passati sedici anni dal giorno in cui Vincent è nato e non sono stati anni facili per nessuno. Né per Vincent, immerso in un mondo tutto suo, né per sua madre Elena e per il suo compagno Mario, che lo ha adottato. Willi, che voleva fare il cantante, senza orario e senza bandiera, è il padre naturale del ragazzo; una sera qualsiasi trova finalmente il coraggio di andare a conoscere quel figlio che non ha mai visto e scopre che non è come se lo immaginava. Non può sapere che quel piccolo gesto di responsabilità è solo l’inizio di una grande avventura, che porterà padre e figlio ad avvicinarsi, conoscersi e volersi bene, durante un viaggio in cui avranno modo di scoprirsi a vicenda, fuori dagli schemi, in maniera istintiva. E anche Elena e Mario, che si sono messi all’inseguimento del figlio, riusciranno a dirsi quello che, forse, non si erano mai detti.

Salvatores ha effettuato le riprese a Triste, per la terza volta consecutiva: “Sono nato a Napoli e la prima volta che sono andato a Trieste ho pensato che somigliasse molto a Napoli. Ha molte più cose in comune con la mia città di quello che si può immaginare, ma per questo film avevamo anche bisogno di un confine e in Italia l’unico confine che abbiamo è ad est, verso la Croazia. Poi i Balcani hanno in comune con Napoli una malinconia e una visione fatalista della vita che mi piacevano molto. Trieste è l’unica città dove vorrei trasferirmi, se non stessi benissimo dove sono a Milano.”

Il film è un road movie, genere che Salvatores ha dimostrato di apprezzare: “Non è importante la meta, ma il viaggio, nel viaggio siamo tutti più indifesi, aperti e vulnerabili, ed è per quello che mi piace. non so se tornerò a fare film di viaggi, ci sono anche viaggi interiori che sono meno faticosi ma non meno impegnativi.”

Giulio Pranno è il giovane protagonista del film, e Gabriele Salvatores è arrivato a lui attraverso un metodo insolito: “Non avevo mai visto all’opera Pranno, e devo ringraziare Francesco Vedovati. Ha deciso di andare al centro sperimentale e di vedere quali studenti non avevano superato l’ultimo esame, tra questi c’era lui che aveva rinunciato del tutto a fare l’attore. Lui aveva una grande predisposizione e poi, visto che per me gli attori sono autori del film, per me Giulio Pranno ha scritto il film quanto gli altri attori.”