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Paul Schrader afferma che il suo film Il collezionista di Carte, in cui Oscar Isaac interpreta un ex interrogatore di Abu Ghraib che ha scontato il carcere per i suoi crimini, “non riguarda un ri-racconto della storia”, ma piuttosto si concentra sulla memoria di un soldato, un tema molto attuale, che si ripropone nella storia.

Il film della Focus Features in concorso a Venezia 78 non offre crude visioni nel rappresentare scene di tortura e violenza contro i detenuti, ma si concentra sui ricordi che il personaggio di Isaac rievoca, in merito alla sua esperienza, lì.

“Utilizzando questo tipo di impianto, siamo stati in grado di entrare in un ricordo distorto di ciò che rimane nella memoria”, ha detto Schrader. “Sono sicuro che questi soldati statunitensi che sono stati all’aeroporto di Kabul negli ultimi 10 giorni, avranno dei ricordi e sentiremo parlare di loro per i prossimi 10-20 anni”. Prosegue il regista, con un occhio vicinissimo all’attualità, dal momento che fa riferimento ai fatti contemporanei dell’Afghanistan.

Riguardo al suo ruolo, Isaac ha detto di aver conservato le foto nella sua roulotte della vera prigione, che usava spesso come punto di riferimento per “come ci siamo sentiti tutti quando abbiamo visto quelle foto, il disgusto e la vergogna di vederle. Ma in quelle scene, non avrei dovuto mettere in scena la vergogna, ma il pensiero che stavo facendo qualcosa per il mio paese”.

Nel film anche Tiffany Haddish e Tye Sheridan, che proprio a Venezia ha inaugurato la sua carriera come vincitore del premio Marcello Mastroianni. Il collezionista di Carte arriverà al cinema il 3 settembre.