Home Tutto Film Recensioni Falchi recensione del film con Fortunato Cerlino e Michele Riondino

Falchi recensione del film con Fortunato Cerlino e Michele Riondino

672
CONDIVIDI
Falchi

Dopo aver stregato il pubblico del piccolo schermo con il suo Don Pietro di Gomorra, Fortunato Cerlino torna al cinema al fianco di Michele Riondino in Falchi, film di Toni D’Angelo. L’inedita coppia interpreta due agenti della squadra dei falchi, appunto, i poliziotti di strada. Sporchi, stropicciati, doloranti e feriti, entrambi cercano di superare un trauma per riuscire ad andare a vanti. La loro vita professionale, l’essere un falco, condiziona la loro vita personale, intima, in una ricerca di sollievo che non riesce mai ad arrivare.

Peppe e Francesco sono due amici e, allo stesso tempo, due prorompenti falchi (denominazione di una speciale sezione di Polizia), ovvero due agenti della Squadra Mobile di Napoli che in tale vesti e a bordo della loro moto, si adoperano in modo spregiudicato contro la criminalità organizzata, pattugliando in lungo e largo la città, addentrandosi nei quartieri più malfamati, dove episodi di criminalità sono all’ordine del giorno. A dirigerli è l’Ispettore Marino, verso il quale nutrono un rapporto quasi paterno. Dediti al loro lavoro, tanto da viverlo come una missione, i due efficienti agenti, sono così in costante tensione. Nella vita privata di Peppe e Francesco però, c’è un qualcosa di rilevante…

Toni D’Angelo prova in tutti i modi a dare personalità ai protagonisti, attraverso angolature ricercate e sforzi registici notevoli, tuttavia non riesce a dare sostanza a un racconto che parte dalla parte sbagliata. Se un poliziottesco, genere a cui il film si ispira, parte “dalla strada” per arrivare al cuore del personaggi, qui siamo proiettati già nella testa e nei turbamenti dei due protagonisti, che rischiano di soccombere alle proprie ferite, fisiche e non.

Falchi inciampa nella debolezza della scrittura

Da una parte il più giovane Francesco fa i conti con un errore sul campo, uno sbaglio che gli costa la sua sanità mentale, quasi, e che lo spinge a prendere a cuore la sorte di una immigrata cinese della quale si innamora. D’altro canto, Peppe, più maturo ed esperto, ha una particolare inclinazione ad addestrare cani per le lotte clandestine, ma quando gli viene affidato un animale speciale, si affeziona a tal punto da lasciar andare il suo hobby che lo aveva fatto invischiare in trattative pericolose.

I cammini dei due uomini si intrecceranno non solo sul lavoro, ma anche nella sfera privata, in un gioco di implausibili rimandi che smaschera la debolezza di partenza della storia narrata da D’Angelo.

Nonostante la presenza di due interpreti solidi, Falchi si sbriciola sotto i tentativi di un racconto intimista, che non si addice all’ambiente, al genere, alle scelte affrontate in partenza.