Guest of Honour

Autore molto amato che da qualche tempo cerca di ritrovare la propria voce incisiva, Atom Egoyan ha presentato in Concorso a Venezia 76 il suo ultimo film, Guest of Honour, una saga familiare atipica che si trasforma in doppia indagine, una storia che presenta tutti gli elementi cari al regista e che ha raccontato più volte nella sua storie.

Jim e la figlia Veronica, una giovane insegnante di musica al liceo, cercano di dipanare le loro complicate storie e il groviglio di segreti che le avviluppano. In seguito a uno scherzo finito male, la figlia di Jim viene ingiustamente condannata per abuso di autorità nei confronti del diciassettenne Clive. Veronica è tuttavia convinta di meritare una punizione, ma per reati commessi molto tempo prima. Confuso e frustrato di fronte all’intransigenza di Veronica, l’angoscia di Jim inizia a ripercuotersi sul suo lavoro come ispettore alimentare: ha un grande potere nei confronti dei piccoli ristoranti a gestione famigliare, e lo esercita senza remore.

La storia si rivela essere un doppio racconto in cui gli indizi e le verità si dipanano man mano che la storia procede, senza però affondare dentro i personaggi. Il risultato è che il regista riesce comunque a toccare dei temi che gli sono molto cari, ma allo stesso tempo rimane in superficie, quasi svogliato di fronte all’indea di raccontare il suo stesso film.

Il thriller, che negli ultimi anni è passato alla tv come mezzo di elezione, sembra scivolare anche in questo caso alla dimensione del piccolo schermo, e così Guest of Honour si rivela anch’esso un prodotto televisivo svogliato, senza ritmo. Egoyan tratteggia con attenzione i personaggi ma poi li lascia in balia di un racconto superficiale.