La Conseguenza

Adattamento cinematografico del romanzo di Rhidian Brook, La Conseguenza è il nuovo film di James Kent (Generazione perduta, 2014) che vede ancora una volta Keira Knightley protagonista di un dramma in costume, sono gli anni ’40 del post Seconda Guerra Mondiale.

Il film racconta un classico triangolo amoroso, in cui Rachel Morgan, moglie dell’ufficiale inglese Lewis Morgan (Jason Clarke), si trova sradicata dal suo Paese per seguire i doveri del marito con l’esercito e si lascia sedurre dal Signor Lubert (Alexander Skasgard), proprietario della villa confiscata poco fuori Amburgo, dove i Morgan vanno a vivere. Devastata dalla perdita del figlio durante i bombardamenti di Londra e trascurata dal marito che sembra essere troppo preso dal lavoro per curarsi della moglie, Rachel troverà conforto tra le braccia dell’affascinante Lubert, anche lui alle prese con la sofferenza per la morte della moglie, e con una figlia adolescente.

La trama sembra apparentemente semplice e i meccanismi messi in gioco elementari, tuttavia il film di Kent possiede un cuore più cupo, rivelandosi un racconto fatto di rabbia e di coraggio, ma anche di perdono e di espiazione.

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Il film è connotato storicamente e geograficamente in maniera molto precisa: 1945, Amburgo distrutta, il signor Lubert che sottostà agli ordini dell’esercito inglese e ospita l’ufficiale e sua moglie potrebbe essere un simpatizzante nazista, ma “ha perso la guerra” ed è quindi relegato a prigioniero nella sua stessa casa. La tensione emotiva è forte sin dall’inizio e le parti in gioco sono ben delineate.

Tuttavia lo sguardo di Kent decide deliberatamente di non raccontarci la Storia e la città, limitandosi alle stanze, ai saloni, con qualche piccola significativa incursione nei boschi circostanti alla casa. Quello del film è un microcosmo domestico, all’interno del quale esplode la passione.

Tuttavia, nonostante l’innegabile sex appeal di Skasgard e la comodità con cui la Knightley indossa la donne d’altri tempi, i due non hanno una grande chimica né l’esplosione della loro passione è costruita in maniera tale da risultare credibile. Chi invece sorprende è Jason Clarke, nei panni di Lewis Morgan, non tanto perché mostra delle raffinate doti da interprete drammatico (è risaputo che l’attore abbia grande talento e troppo spesso venga relegato a ruoli di margine), ma perché il suo personaggio è quello che più mette a nudo la sua ferita emotiva, sorprendendo lo spettatore, così come lo sorprende il finale della storia.

La Conseguenza è in superficie un racconto di passione, ma in profondità una storia di anime ferite che tentano di ricucirsi, facendosi ancora più male nel tentativo di rimettersi in sesto.

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