L'intervallo film

L’intervallo è scritto e diretto da Leonardo di Costanzo con Mariangela Barbanente e Maurizio Bracucci (autore dei film Gomorra e Reality di Matteo Garrone) viene raccontata la vicenda di questi due giovani che esplorano l’edificio si conoscono e si confrontano nella realtà di una Napoli (nascosta e mai vista nel film) con cui devono fare i conti quotidianamente.

Ne L’intervallo Salvatore e Veronica vengono rinchiusi in un enorme edificio abbandonato di un quartiere popolare. Lui carceriere, lei prigioniera. Lui è costretto in quel ruolo poiché vittima di un ricatto e lei deve scontare la punizione dei camorristi.

L’intervallo, il film

All’inizio i due ragazzi sono ostili, passano il tempo a studiarsi con sguardi rubati e frasi provocatorie, incolpandosi apertamente di quella loro strana situazione. Veronica, interpretata dall’esordiente Francesca Riso, è una ragazzina fin troppo matura che si oppone non solo al suo ruolo di “prigioniera” ma anche ai scagnozzi che di tanto in tanto vengono a controllare la situazione. Spavalda e aggressiva ha l’atteggiamento di chi conosce bene il giro in cui è immischiata e a cui vorrebbe sfuggire. Tutto all’opposto è Salvatore, interpretato da Alessio Gallo, un ragazzone goffo e accomodante, che ha paura del ruolo e delle responsabilità che il clan di Bernardino (Carmine Paternoster) gli ha dato. Dopo i primi momenti a evitarsi, sopraggiunge la paura di girare per questo edificio abbandonato e instabile nelle ore che li separano dall’incontro con il boss si fa sempre più stretto.

Molto bello è il parallelismo che si viene a creare tra questo edificio e la situazione che vivono i protagonisti, che grazie alla bella fotografia di Luca Bigazzi, rende la scenografia un elemento importante di sceneggiatura. Con il passare delle ore diventano intimi e si raccontano le loro aspirazioni personali, come il desiderio di Salvatore di diventare cuoco o la fantasia di Veronica di essere una concorrente dell’Isola dei Famosi, il tutto recitato con quel saper fare partenopeo che fa sorridere e ridere in sala. Di fatti, la recitazione è improntata in dialetto napoletano e il film è stato proiettato nella sezione Orizzonti di Venezia con i sottotitoli in Italiano. In quei brevi momenti ritorna l’adolescenza messa da parte e la saggezza popolare che oltre a legarsi con la storia suscitano una sorta di legame con la breve infanzia.

Scende la sera e il momento in cui il Boss deve arrivare si avvicina, dopo un colpo di scena da parte di Veronica e il prevedibile ripensamento, i due si ritrovano faccia a faccia con la realtà. Di Costanzo riprende L’intervallo come se fosse un documentario ed è una bella idea, poiché gli da un risvolto realistico e lo spettatore è più cosciente e meno incantato. Questo stratagemma ci fa percepire come è la situazione di essere adolescenti nei quartieri camorristi, inoltre mette in rilievo come avvengono i primi contatti con quel mondo però le scelte di regia si tengono lontane da quel genere cinematografico. Quindi la mafia diventa importante ma non fondamentale, poiché il regista è più interessato ad analizzare l’emozione umana, a questo intervallo dalle loro vite quotidiane, una pausa per pensare a cosa si sta diventando ma senza prendersi troppo sul serio. L’unico neo è un finale che sarebbe stato gradito se un po’ più lungo, ma ciò non toglie la bellezza grezza che il film contiene in sé.