Magic Lantern

Amir Naderi, celebre regista iraniano e autore di film come The Runner e Monte, sbarca al Lido per presentare il suo nuovo film, Magic Lantern, nella sezione Sconfini. Un ritorno molto atteso quello di Naderi, che covava questo nuovo progetto sin dai suoi esordi cinematografici.

Mitch (Monk Serrell-Freed) è un proiezionista che sta caricando l’ultimo film per la proiezione finale di un piccolo cinema che sarà convertito in una multisala digitale. Ha paura nel caricare l’ultima bobina nel proiettore, perché sa che ciò lo porterà di nuovo alla ricerca di un amore ora perduto. Guarda attraverso la finestrella, verso la luce tremolante dello schermo e oltre, verso un altro mondo. Un mondo solo suo. Mitch inizia così un viaggio di amore e ossessione che lo porta attraverso sogno, realtà e cinema nel tentativo di ritrovare la ragazza misteriosa.

Magic Lantern è un puro atto d’amore verso il cinema, specialmente quello classico dell’età d’oro. Nel film si ritrovano così continui riferimenti a quell’epoca e al suo splendore cinematografico. Citazioni che altro non sono se un gioco tra il regista e lo spettatore, tra il regista e il cinema stesso. Naderi rende immagine concreta il suo profondo amore per il cinema, cercando di catturare quel momento prodigioso in cui realtà e fantasia si incrociano dando vita alla magia generata oltre un secolo fa dalla lanterna magica, dispositivo del precinema che da il nome al titolo del film.

Dove la storia viene mantenuta in forma estremamente essenziale, sono le immagini a raccontare più di ogni altra cosa. Lo spettatore deve infatti, come specificato anche dallo stesso autore, arrendersi ad esse e lasciare che infondano in lui l’atmosfera e le sensazioni ricercate, per ottenere così un maggior coinvolgimento emotivo.

Non è certamente un’opera di facile fruizione, e anzi è consigliata più di una visione per poter decifrare i suoi più criptici significati e metafore. Metafore che sono elemento principale del film, suo elemento di base e ricorrente per tutta la narrazione. Metafore che cristallizzano quella che per il regista è la vera essenza del cinema: la passione. Passione che Naderi riesce con delicatezza a infondere nel film e a far percepire a chi guarda. 

Condividendo con il pubblico questo nuovo film, che Naderi definisce come il culmine della sua vita dedicata al cinema, all’amore e ai ricordi, ci svela un lato di sé inaspettato e sensibile ai piccoli eventi e gesti della vita.