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Shin’ya Tsukamoto racconta che da tanto tempo, più o meno vent’anni, era intrigato dal raccontare la storia di un giovane samurai che si rifiuta di uccidere. Nel Giappone del periodo feudale denominato Edo era del tutto normale uccidere, ma oggi, che fortunatamente le cose sono cambiate, uccidere viene immediatamente avvertito come qualcosa di aberrante. Questo lo ha fatto riflettere su come si sarebbe comportato un ragazzo di oggi catapultato a quei tempi, trovandosi nella condizione di essere costretto a togliere la vita ad altre persone.

Nonostante la violenza eserciti sempre un enorme fascino, dice il regista, che il suo non vuole essere  un inno alla violenza, ma anzi dovrebbe far avvertire un senso di rigetto e far riflettere sull’eroismo e sulla figura dell’eroe, su cosa è da applaudire e cosa no.

Gli viene domandato il perché dell’inserimento di tanti momenti di ironia e di battute. Ma lui rimane stupito, affermando che non si è accorto di aver disseminato tali elementi nel suo film. Ironicamente dice che forse è colpa del suo spirito da persona non troppo giovane e che tutto dipende da come si guarda e come si interpreta. Sottolinea che anche in Tetsuo, nonostante fosse un film drammatico, potevano esserci situazioni interpretate come ironiche, ad esempio il pene biomeccanico che continuava a girare dopo la penetrazione. In Zan, forse potrebbe essere preso come ironico il fatto che il film parte con violenti combattimenti, che poi si diradano a partire dalla metà del film, lasciando straniato chi si aspettava altro.

Shin'ya TsukamotoIl protagonista Sousuke Ikematsu, dice che nonostante si tratti di una storia di guerra, in un film storico ambientato nel passato ai tempi feudali, il suo è un personaggio pieno di modernità e di creatività. Il suo ronin, samurai senza padrone, è costretto a vivere in un ambiente ristretto, non adeguato alla sua posizione, ma ci si rifugia sereno, gridando al mondo la sua percezione del dolore.

Confessa di essere stato sempre un grande estimatore del cinema di Tsukamoto e che mai avrebbe immaginato possibile lavorare con lui. Dice che ha un talento incredibile fuori dal comune, in grado di guidare con le parole, con i movimenti, e con le idee.

Anche Yu Aoi, la protagonista femminile, condivide questa opinione e afferma che per lei lavorare con Tsukamoto le ha fatto provare le stesse emozioni che avrebbe un musicista se potesse lavorare con Bach. Yu Aoi, sostiene di non essersi limitata a interpretare il suo personaggio, ma di averle donato tante sfaccettature del femminile, parlando a nome di tutte le donne. Il suo è un personaggio del passato interpretato nel presente e quindi estremamente attuale.

Shin’ya Tsukamoto confessa di aver evitato di incontrare Cronenberg a Venezia. Lo ha sempre ammirato e considerato un padre, tanto da chiamarlo papà, ma nel vederlo si sarebbe sentito in soggezione e sarebbe fuggito a gambe levate.

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