Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura è l’ultimo lavoro del regista tedesco Christian Petzold, un piccolo dramma psicologico che fonde spostamento, sostituzione e la delicata quotidianità di una torta di prugne appena sfornata. Con una durata di soli 86 minuti, il film non mira a essere una delle opere principali del regista, ma incarna tutte le caratteristiche che rendono il suo cinema unico: la combinazione di texture sottili, toni caldi e freddi, e un’enigmatica esplorazione della psiche dei personaggi. Lo sfondo di un’estate calda e secca, con l’erba bruciata nelle pianure tedesche e la costante minaccia di un tempo più duro, crea un’atmosfera che è al contempo accogliente e disturbante, e accompagna il viaggio interiore dei protagonisti in maniera silenziosa ma intensa.
Petzold torna a lavorare con Paula Beer, che interpreta Laura, una giovane studentessa di pianoforte. Beer offre una performance distante e camaleontica, perfettamente adatta al ruolo di una donna tormentata da demoni silenziosi. Il personaggio di Laura appare inizialmente irraggiungibile, e la sua incapacità di comunicare con gli altri, incluso il fidanzato Jakob, getta lo spettatore in un clima di tensione sottile ma costante. Il film non cerca spiegazioni facili o climax melodrammatici: al contrario, lascia spazio all’osservazione dei dettagli e dei silenzi, creando un puzzle emotivo che affascina e confonde in egual misura.
La crisi e l’incidente che cambiano tutto
All’inizio del film, Laura affronta una crisi mentale non specificata, incapace di soddisfare le aspettative del fidanzato Jakob, un musicista impaziente che la vorrebbe “fidanzata modello” durante un weekend di vela con un potenziale produttore. Quando Laura decide improvvisamente di cambiare idea, Jakob la riporta di corsa in città con la sua decappottabile sportiva, ma l’auto si schianta terribilmente, uccidendolo e lasciando Laura viva, ma in uno stato di angoscia catatonica ancora più profonda.
Petzold mostra solo il momento immediatamente precedente e l’aftermath dell’incidente, senza spiegare né il perché né il come. Questa scelta narrativa, tipica del regista, mette in evidenza l’effetto del trauma a lungo termine, piuttosto che il trauma stesso. È in questo spazio sospeso che entra in scena Betty (Barbara Auer), la donna di mezza età che Laura aveva incrociato brevemente prima dell’incidente. Con calma e gentilezza, Betty salva Laura dai detriti e la accoglie nella sua modesta fattoria, creando il nucleo di una storia che si sviluppa attraverso l’osservazione dei gesti quotidiani e delle relazioni mutevoli.
La costruzione della nuova famiglia in Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura
Nella fattoria, Laura inizia a integrarsi in un microcosmo domestico complesso. Betty non è sola: il marito Richard (Matthias Brandt) e il figlio adulto Max (Enno Trebs) vivono nelle vicinanze e gestiscono insieme un’officina meccanica. L’arrivo di Laura sconvolge inizialmente la routine della famiglia, ma gradualmente si sviluppa un legame intimo e delicato tra i quattro. Max e Laura instaurano una connessione particolare, mentre Betty assume un ruolo materno, equilibrando protezione e scoperta.
Questa strana e improvvisata unità familiare non nasce da un’esigenza logica, ma da motivazioni emotive intense e specifiche. Betty chiama Laura con un altro nome e i vicini osservano con sguardi interrogativi: i dettagli della vita quotidiana – dalla cucina ai momenti di silenzio – diventano terreno di comprensione e guarigione reciproca. Petzold mostra come il legame tra i personaggi si sviluppi attraverso gesti minimi, espressioni fugaci e piccole concessioni emotive, dando vita a una storia di rinascita lenta e sottile, piuttosto che a un colpo di scena spettacolare.
Silenzi, musica e dettagli emotivi
Un elemento centrale del film è la musica, che collega i personaggi e funge da filo narrativo invisibile. Il titolo stesso, Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura, richiama il brano per pianoforte di Ravel eseguito in un momento cruciale. Laura suona anche Chopin su richiesta di Betty, un gesto che lega i ricordi di un personaggio al futuro di un altro e permette di osservare lo sviluppo delle loro relazioni in modo non verbale. La musica diventa così uno strumento di connessione emotiva e di introspezione.
Dal punto di vista visivo, la fotografia di Hans Fromm mantiene colori caldi e neutri, spesso appassiti dal sole, creando un senso di immobilità inquieta. I movimenti di macchina sono parsimoniosi e servono a sottolineare l’equilibrio precario tra calma apparente e tensione sottesa. Il suono gioca un ruolo altrettanto importante: la colonna sonora alterna ronzio estivo, fruscii naturali e silenzi improvvisi, offrendo ai personaggi spazi per confrontarsi con i propri pensieri e alle emozioni di emergere lentamente. Episodi di caos o assurdità – come la decappottabile rossa ribaltata o una lavastoviglie esplosa – risultano ancora più stranianti proprio grazie alla compostezza generale del racconto, enfatizzando la vulnerabilità e l’inquietudine dei personaggi.
Miroirs No.3 – Il mistero di Laura racconta la sopravvivenza emotiva
Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura non è solo una storia di trauma e perdita, ma una riflessione sulla possibilità di reinventare la propria vita. Petzold osserva come i personaggi costruiscano nuovi legami e nuove identità attraverso la quotidianità e i piccoli gesti. Laura sopravvive non solo alla tragedia, ma anche alla propria incapacità iniziale di comunicare e di comprendere se stessa, trovando una forma di rinascita all’interno di una famiglia improvvisata.
Paula Beer, protagonista assoluta, porta sullo schermo una presenza enigmatica e sensibile, in grado di trasmettere le sfumature del dolore e della trasformazione interiore senza mai forzare la drammaticità. Il film, in arrivo nelle sale italiane con Wanted il 26 febbraio in versione originale sottotitolata, è un’opera che conferma la maestria di Petzold nel raccontare le tensioni interiori attraverso un cinema di gesti, sguardi e silenzi, e dimostra che anche nei suoi lavori più brevi e concentrati si può cogliere l’eleganza e la profondità che caratterizzano tutta la sua filmografia contemporanea.
Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura
Sommario
Non solo una storia di trauma e perdita, ma una riflessione sulla possibilità di reinventare la propria vita.


La costruzione della nuova famiglia in Miroirs No.