mister link recensione

A quattro anni dall’avventuroso e magico Kubo e la Spada Magica, la Laika di Travis Knight porta al cinema una nuova avventura in stop motion, Mister Link, diretto da Chris Butler e che nel corso dell’ultima stagione cinematografica ha portato a casa diverse soddisfazioni, come la nomination agli Oscar al miglior film d’animazione e la vittoria, nella stessa categoria, ai Golden Globes.

 

L’avventura di Mister Link

Sir Lionel Frost è un esploratore britannico nell’epoca vittoriana. Sembra che il nobile dalle maniere raffinate e il temperamento risoluto sia nato esattamente nel periodo storico più propizio alla sua passione per l’esplorazione e la scoperta, tanto che il suo più grande desiderio è entrare a far parte di uno di quei club londinesi, per soli uomini, che nel corso dei secoli hanno adunato scienziati e ricercatori, ma che proprio non vogliono Mr. Frost. L’uomo è avventato e progressista, appassionato e curioso, tutte qualità che sembrano destabilizzare l’antico ordine di queste società. Da avventuriero sognatore e impavido, Lionel si lancia alla ricerca del mitico Sasquatch, più comunemente noto come Big Foot, convinto che questa trovare questa creatura lo farà entrare nelle grazie degli anziani membri del club. Non sa però che il suo viaggio riserverà moltissime sorprese e che il suo semplice ritrovamento dello Sasquatch sarà solo l’inizio di un’avventura che lo porterà a capire finalmente qual è il suo posto nel mondo.

Trovare il proprio posto nel mondo

Mister Link film 2020Già con Paranorman, Chris Butler aveva raccontato la storia di un ragazzino che doveva imparare ad accettare la sua diversità e doveva imparare a convivere con chi parimenti non la accettava. In questa recensione di Mister Link scopriremo come anche in questo nuovo lungometraggio, Butler voglia far passare gli stessi concetti. Lionel Frost infatti è un uomo che vuole a tutti i costi rientrare all’interno di uno schema preesistente, perché crede di far parte di quel mondo, di quell’ambiente e desidera per questo farne parte. A sorpresa anche il Sasquatch, mitologico anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia e per questo soprannominato Mister Link da Lionel, vorrebbe ricongiungersi con la sua famiglia, gli Yeti, la sua specie che si è trasferita in Asia, sui monti dell’Himalaya, perché nonostante sia molto diverso da loro, pensa che quello sia il suo posto.

Mister Link e Lionel Frost troveranno quindi insieme una strada alternativa, che dimostra ancora una volta che spesso la famiglia di sangue non è la famiglia degli affetti e che qualche volta bisogna abbracciare il diverso per potersi sentire davvero a casa. Terzo personaggio di spicco del film è la Adelina, una vecchia fiamma di Lionel, che cerca l’avventura: donna risoluta e indipendente è determinata a trovare il suo spazio all’interno di un’avventura tutta sua, senza più seguire nessuno. Una liberazione più fisica che mentale, visto che già quando ci viene presentata, Adelina è una donna moderna e libera dalle convenzioni del tempo.

Una risata che fa bene al cuore

Il vero collante di Mister Link, però, è l’ironia, lo scontro continuo tra le due realtà, quella del rustico bestione dal cuore d’oro e quella del lord inglese ben educato ma inesperto per quello che concerne i rapporti con gli altri. Nello sporcarsi a vicenda, anche attraverso divertenti dialoghi e scambi, i due troveranno la perfetta dimensione personale e la sintonia con l’altro.

Come accade in ogni film di avventura che si rispetti, anche in Mister Link è il viaggio stesso, l’esperienza che è formativa e rappresenta il vero traguardo, non la meta o la scoperta alla fine di esso. E così Mister Link si candida ad essere un altro gioiello, l’ennesimo nella scuderia Laika, una vera e propria opera d’artigianato raffinatissimo, con un concept semplice ed accattivante ed un lavoro su costumi e scenografie davvero impeccabile. Uno sforzo produttivo e creativo lungo e dispendioso, che però ha dato il suo scintillante frutto.