Project X - Una festa che spacca

In Project X – Una festa che spacca Due adolescenti hanno un problema: sono invisibili. Nessuno li conosce a scuola, nessuno sa i loro nomi, non vengono invitati alle feste, per le ragazze della loro età sono praticamente inesistenti. Il giorno del loro compleanno però decidono di cambiare le loro sorti e di organizzare loro stessi una festa che muterà per sempre il loro destino. Il party si rivelerà un vero e proprio successo, con tanto di scenette lesbo, musica a tutto volume, quartiere e casa sfasciati e alcool a fiumi. La festa si rivela un successone ai limiti dell’incredibile, tanto che gli stessi organizzatori stentano a credere a ciò che sono riusciti a realizzare.

La prima annotazione da fare su Project X – Una festa che spacca è che il film non vince certo per originalità: la trama è scontata mentre lo stile è ripreso pari passo da Cloverfield, anche se i due elementi combinati riescono a sposarsi bene per ritmo a svolgimento della vicenda, anche se in definitiva sembra essere una sorta di raccolta di leggende metropolitane che circolano intorno alle feste di adolescenti. La nota negativa del film è sicuramente il messaggio che lascia: vuoi diventare popolare? Distruggi casa, la mercedes di papà e mezzo quartiere e sicuramente raggiungerai il tuo scopo. Non aiuta nemmeno la reazione di un padre, che definire accomodante è dire poco.

Sicuramente però il film non vuole avere nessuno scopo educativo, oltre a quello esclusivamente ludico, per cui il risultato, privo di qualsiasi fine è sicuramente godibile nella sua iperbole narrativa, molto divertente e trova due perfetti protagonisti Thomas Mann e Oliver Cooper, accerchiati da una galleria di ritratti umani tanto divertenti quanto improbabili. Il film riscuote a buon diritto molto successo senza troppe pretese e strizzando l’occhio a quel cinema un po’ sconsiderato ma tanto amato dai giovani e giovanissimi degli anni ’90.