scary stories recensione

Scary Stories to Tell in the Dark di André Øvredal arriva in Italia il prossimo 24 ottobre, in tempo per la settimana di Halloween e il momento migliore dell’anno per raccontare le storie spaventose del titolo. Scritto e prodotto da Guillermo Del Toro, il film è un perfetto mix tra avventura per ragazzi e cinema di genere nella sua accezione più “rassicurante”, capace di giocare con gli archetipi senza mai cadere nello stereotipo.

Corre l’anno 1968 negli Stati Uniti, il Paese è in fermento, la guerra in Vietnam imperversa e le elezioni di Nixon sono imminenti, ma e il vento del cambiamento sembra non intaccare la cittadina di Mill Valley, sulla quale, ormai da generazioni, incombe la lunga ombra della famiglia Bellows. La loro dimora, ormai in rovina, sorge ai limiti della città e si dice essere infestata dal fantasma di Sarah, la figlia più piccola che in seguito a una misteriosa reclusione, si impiccò dentro la casa stessa.

La leggenda narra che Sarah fosse dedita alla magia nera e con le sue storie dell’orrore causasse la morte dei bambini del villaggio. Niente di più invitante, dunque, per Stella, Chuck, Auggie e Ramon che una visita alla casa stregata durante la notte di Halloween, ma qualcosa va storto e i ragazzini capiranno che non si scherza con le leggende e che certe storie possono essere molto molto pericolose.

Scary Stories è un horror per ragazzi con un grande cuore

Scary Stories to tell in the Dark è un piatto innovativo ma con sapori conosciuti, un miscuglio di archetipi del genere accostati, giustapposti, intrecciati con grande maestria, grazie a una scrittura sapiente e una regia che si diverte a giocare con lo spettatore e con i protagonisti, ragazzini bellissimi con attaccate sul volto espressioni d’altri tempi.

Nell’essere un chiaro figlio del cinema per ragazzi degli anni ’80, Scary Stories omaggia anche il genere horror puro e classico, senza trascurare mai l’aspetto emozionale della storia, principalmente veicolato dalla protagonista, Stella, interpretata dalla giovane e promettente Zoe Margaret Colletti.

Il film tenta anche un approfondimento storico legato alla guerra in Vietnam, una specie di film dell’orrore reale, dove a morire sono i giovani mandati in guerra, cosa di cui ha paura Ramon, ragazzo che spera di sfuggire al servizio di leva. Tuttavia questo aspetto viene soltanto accennato, senza mai essere approfondito, mentre la scrittura preferisce addentrarsi nel significato e nel valore delle storie.

Il valore delle storie

“Una storia può ferire, una storia può guarire, e se la ripeti più volte, una storia può diventare vera”. Lo scoprono i ragazzini e ne pagheranno caro il prezzo, e lo scopre Stella che si assume la responsabilità del suo sogno di diventare narratrice di storie, liberando non solo l’anima della sventurata Sarah, ma anche permettendo a se stessa di sbocciare.