GANTZ OIl giovanissimo Masaru Kato, vive con il fratello più piccolo, che accudisce dalla prematura scomparsa dei genitori. Una sera, tornando a casa, viene accoltellato da un folle in metropolitana e muore. Si sveglia catapultato in un gioco assurdo, dove le persone morte sono impiegate per difendere le città giapponesi dall’invasione di un orda di mostri di origini aliene. Le regole sono semplici e spietate. Se si viene uccisi durante il gioco la morte è definitiva e irreversibile. Se si riesce a finire il gioco si accumulano punti, in base alla quantità e all’ importanza dei mostri massacrati. Arrivati a 100 punti si può scegliere se possedere armi potentissime, o far resuscitare un compagno ucciso, oppure tornare in vita ed essere liberati per sempre dal gioco, tornando alla propria vita.

 
 

Ma non si tratta di un semplice gioco virtuale, perché i mostri uccidono le persone vive e minacciano il Giappone. Inoltre vari team sono in gara tra loro, in particolare quello di Tokyo, a cui appartiene Kato e quella di Osaka. Se si rimane feriti, anche gravemente, tutto viene risanato alla fine del gioco, comprese amputazioni e ferite gravissime. Durante i cruenti scontri Kato si avvicina a Anzu Yamasaki, giovane madre single e combattente del Team Osaka; sarà lei, oltre al fratellino, a spingerlo a tentare l’impossibile.

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Esordio alla regia per l’esperto creatore di videogame e animazioni Yasushi Kawamura, che decide di portare al cinema il manga di grandissimo successo creato da Hiroya Oku. Il film è interamente realizzato in animazione digitale 3D, caratterizzata da un grande realismo, accuratissima nei dettagli  e in perfetto, quanto accattivante, stile videogame. I personaggi sono ben caratterizzati visivamente e si dimentica quasi immediatamente che sono completamente sintetici, nonostante la mancanza di una maggiore tavolozza espressiva. Ma sicuramente il fruitore di questa tipologia di cinema non cerca certo la buona recitazione, ma altresì tanta adrenalina, azione concitata e sangue a fiumi, e in questo non rimarrà certamente deluso.

Sarebbe stata una scelta molto azzeccata differenziare la vita reale con il gioco, utilizzando magari attori in carne e ossa per le brevi sequenze iniziali.

Divertenti e a volte piacevolmente sorprendenti gli innumerevoli mostri scellerati, di fogge e dimensioni varie, dai giganti feroci con arti multipli, artigli, zanne e ali da pipistrello, ai nanetti malefici dalle armi inaspettate. Su tutti sorprende un vecchietto calvo e capoccione che una volta minacciato rigetta dal proprio occhio seni e glutei femminili, che a poco a poco si aggrovigliano andando a formare un gigante fatto di suadenti ragazze nude.

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Il film è un giocattolone tecnologico ben riuscito, dove la violenza è talmente esagerata da trasformarsi in un qualcosa di godibile in tutta tranquillità. La storia è semplice, lineare, ma funzionale. I personaggi sono ben assortiti e discretamente raccontati, pur nella loro semplicità e funzione basilare, dichiarata fin dai primi minuti.

Nonostante la fuga dalla sala degli spettatori più spocchiosi, o semplicemente  impreparati su cosa stavano per vedere, fa piacere trovare nel programma del festival un prodotto come questo, perché conferma la volontà dei selezionatori di voler cercare di dare uno sguardo più ampio possibile sui modi di fare cinema, senza preclusioni di temi, tecniche e generi.

Solo per sanguinari amanti del sushi con tanto wasabi. Sconsigliato a chi cerca metafore sofisticate o emuli di Kurosawa & co.

GANTZ O – il trailer del film d’animazione