foxtrot

Dopo il Leone d’Oro del 2009 di Lebanon, Samuel Maoz torna a raccontare la guerra, la vita e la morte alla Mostra del Cinema con Foxtrot, selezionato nel Concorso ufficiale di Venezia 74.

Toccante e brillante allo stesso tempo, il film racconta il dolore di un padre che scopre la morte del figlio arruolato nell’esercito. Il dolore, esplode in apertura film con una violenza insostenibile, quando viene comunicato ai genitori del soldato la perdita del figlio. La seconda parte del film si sposta invece alla vita del soldato, con i suoi commilitoni, nel mezzo del nulla, alle prese con un posto di blocco fantasma, inutile, mentre il conteiner dove i quattro giovani soldati dormono sprofonda nel fango. Nella parte conclusiva, il terzo atto, si cambia ancora tono, e si va ad indagare il dolore dei genitori, le dinamiche di coppia, il loro amore reciproco e per il figlio.

Maoz cerca con formalizzazioni alla Sorrentino di dare un tocco magico, onirico, al suo racconto che si concentra comunque sulle brutture della guerra. La scelta precisa è quella di utilizzare un tono surreale per la sequenza centrale e spostarsi poi sull’iperrealismo nella prima e nella terza scena.

Il risultato è una danza che torna al punto di partenza, come il foxtrot appunto, e che si fa metafora di una parabola umana dolorosa e piena di segreti nascosti nel passato dei protagonisti. Questo grande dolore si esterna poi, in una scena liberatoria e malinconica, nel finale, in una chiacchierata schietta, romantica, realista, tra i due coniugi che hanno perso il loro primogenito.

La sequenza meglio realizzata è però la seconda, quella che descrive la vita dei soldati, dove si applica al meglio la tendenza onirico/surrealista che trova la sua massima espressione in una bella sequenza animata. Le quattro vite, i quattro volti, accomunati dalla divisa e dal fango ma tutti ben distinti tra loro, appresentano una gioventù e un futuro che non è dato per scontato, che non è detto arrivi per tutti.

In una danza circolare e senza scopo, la poesia della sofferenza di Maoz in Foxtrot si svela riflessione sull’esistenza, ammantata di un gusto per il gioco e per il sorriso che sembre lenire il dolore delle ferite del cuore.