“Semplice nei mezzi ma con un originale punto di vista per raccontare luoghi e valori distrutti di un paese. Un incontro-scontro di culture esplorate all’interno di una coppia che guarda e riflette sull’esterno, un viaggio inedito in Italia…lontano dai clichè”.

E’ con questo commento che la giuria del Milano Film Festival ha accompagnato la consegna del premio come miglior lungometraggio a Gustav Hofer e Luca Ragazzi co-registi di “Italy: love it or leave it” il film vincitore dell’edizione 2011.

Era nell’aria, in molti se lo aspettavano, non può dirsi una sorpresa. Il film di Hofer e Ragazzi sui mali del nostro paese e sul dilemma di abbandonarlo alle sue bassezze o rimanere per guarirlo, migliorarlo e renderlo più “civile” è stato il lungometraggio più corteggiato dal pubblico, il film che ha registrato la maggior affluenza, una platea sempre crescente ad ogni nuova proiezione ( al Milano film Festival ogni film è proiettato più volte ) e reazioni sempre più entusiaste.

La giuria, composta dal critico cinematografico Philippe Azoury, da Daniele Basilio responsabile progetti cinema dell’Apulia Film Commission, Mihai Chirilov direttore del Film Festival Internazionale di Transilvania, dal regista Michal Kosakowski e dalla giornalista Barbara Sorrentini, non ha fatto altro che assecondare il volere del pubblico e forse omaggiare un film sull’Italia proprio nell’anno dei 150 anni dell’unità.

Sempre per la categoria lungometraggi ha avuto una menzione speciale “Bleak night” di Yoon Sung-Hyun particolarmente apprezzato dalla giuria per “la grande padronanza registica” ed il “serrato ritmo visivo”.

Nella categoria cortometraggi, molto amata dal pubblico e a cui quest’anno il Festival ha dedicato uno spazio ancora maggiore, il riconoscimento è stato consegnato a Dani Rosenberg e Yoav Gross per “Susya” un film che affronta il tema della guerra israelo-palestinese “con semplicità e la forza del cinema veritè”. Menzione speciale per “Las palmas” di Johannes Nyholm e a “Planet Z” di Momoko Seto mentre il premio del pubblico è andato a “Skallaman” di Maria Bock.

Una novità di questa edizione 2011 era rappresentata dalla categoria che includeva solo film che affrontassero tematiche relative all’ambiente, ed il riconoscimento per la prima edizione di questo premio è andato a “Tambien la lluvia” di Icìar Bollaìn la quale ha trattato il tema della devastazione portata dai conquistatori europei nel nuovo mondo.

Il Milano Film Festival 2011 chiude così i battenti della sua 16ma edizione e comincerà ora a stilare i primi bilanci ma in linea di massima possiamo commentare un Festival che ha registrato un confortante interesse da parte del pubblico il quale a tutte le ore ha risposto positivamente alle varie proiezioni dislocate nel centro città.

Il tempo ancora estivo e le azzeccate scelte delle varie location come la bellissima p.zza Grande a Parco Sempione, hanno indubbiamente contribuito ad attirare pubblico più o meno interessato ai film che venivano proiettati nelle sale.

Molte le iniziative collaterali al Festival il quale ha comunque vissuto il momento più alto nell’incontro con il grande Jonathan Demme, l’affermato regista americano de “Il silenzio degli innocenti” che nella serata di venerdì ha tenuto una vera e propria lezione di cinema. Di Demme, nel corso della settimana, è stata proiettata una retrospettiva completa e ricchissima che ha incluso documentari di grandissimo interesse come quelli dedicati al grande cantante Neal Young di cui il regista è un caro amico.

Concludendo con un commento personale sui film in  rassegna possiamo indubbiamente affermare che a fronte di film-documentari palesemente realizzati con budget molto bassi e in condizioni spesso difficili se ne è apprezzato il coraggio e la voglia, sopratutto, di affrontare temi complessi e in alcuni casi scomodi se non pericolosi. Non tutti i lavori hanno trasmesso qualcosa in quanto spesso vittime di un’eccessiva lentezza o macchinosità espressiva ma in alcuni di essi si è intravista poesia, profondità e talento. Se posso permettermi una personalissima nota di merito cito “Barzakh” di Mantas Kvadaravicius, una sconvolgente testimonianza sulla drammatica situazione cecena, un viaggio clandestino ed estremamente rischioso tra i parenti dei ribelli rapiti e torturati nelle carceri governative.

Per chi volesse rivedere tutta la programmazione del Milano Film Festival può farlo accedendo a Chili, il canale tematico e on demand di Fastweb.