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Il personaggio che Stephen Fry interpreta nel sequel di  Sherlock Holmes è il fratello maggiore di Sherlock, Mycroft: “Il fratello più intelligente, ci terrei a precisare. Ma è così pigro che non è riuscito a costruirsi una reputazione pari a quella di Sherlock.”

Nei libri di Arthur Conan Doyle, Mycroft ha sette anni più di Sherlock. I suoi poteri deduttivi sono superiori persino a quelli del più celebre fratello; ma Mycroft, che collabora con il governo inglese, non ha alcuna voglia di sporcarsi le mani nelle indagini, e preferisce riservarsi il ruolo di consigliere per i casi più difficili.

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Dal punto di vista storico” spiega Fry, “è un personaggio molto interessante; e poiché sono appassionato di Holmes sin da ragazzo, Mycroft mi è sempre piaciuto. Spero che piacerà anche agli spettatori: di sicuro io mi sono divertito. Sarò sul set fino a gennaio.”

Sul modo in cui Guy Ritchie ha ripensato la “mitologia” sherlockiana:

E’ quello che nell’ambiente sherlockiano si chiama “reinterpretazione non canonica”. Non si basa sui libri, ma sull’idea dei personaggi e dei loro rapporti reciproci; e mi piace molto il modo in cui Guy usa la cinepresa. Mi piace la fluidità, la velocità, l’intelligenza e la potenza. Non è esattamente steampunk, ma è un’Inghilterra vittoriana dal sapore molto contemporaneo. Adoro gli abiti di tweed, e il fatto che Sherlock è sempre Sherlock, ma è riuscito a sfuggire alla tradizione. Chi di noi non ama Basil Rathbone e Jeremy Brett? Ma questo personaggio durerà per i prossimi duecento anni: prima o poi gireranno film olografici su Holmes. Non morirà mai. E’ una figura immortale. Ogni epoca lo interpreterà a sua immagine e somiglianza.

Fry però ammette di aver avuto qualche difficoltà ad accettare che Holmes potesse essere interpretato da Robert Downey Jr, un attore americano. E’ stato un po’ difficile. Ma Robert ha una presenza scenica così carismatica che te ne dimentichi presto. Buca lo schermo in ogni scena. E’ perfetto.