Il Diavolo Veste Prada 2: la satira prende di mira Jeff Bezos e Lauren Sánchez

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Il Diavolo Veste Prada 2 (qui la nostra recensione) cambia bersaglio: non più solo l’élite della moda incarnata da Miranda Priestly, ma direttamente il potere economico globale. Secondo le prime indiscrezioni dopo la premiere di New York, il film inserisce una satira evidente ispirata alla coppia Jeff Bezos e Lauren Sánchez Bezos, segnando un cambio netto di prospettiva rispetto all’originale.

Al centro di questa linea narrativa c’è il personaggio di Emily, interpretato da Emily Blunt, ora trasformata in una figura di potere legata a un magnate tech (interpretato da Justin Theroux). Come riportato da Variety, il film costruisce un parallelismo tra il mondo della moda e quello dei miliardari, immaginando persino un tentativo di acquisizione di Runway, eco delle voci reali su un possibile interesse per Condé Nast. Il tutto mentre Anna Wintour — storica ispirazione del franchise — partecipa attivamente alla promozione del film.

Questa svolta rende il sequel molto più politico rispetto al primo. Se nel 2006 la critica era interna al sistema moda, oggi si allarga al rapporto tra ricchezza, influenza mediatica e controllo culturale. Il film sembra suggerire che il vero potere non risiede più nelle redazioni, ma nei capitali che possono comprarle. Una satira che arriva in un momento delicato, considerando il ruolo pubblico dei Bezos e le tensioni sociali legate alla loro figura.

Dalla moda al potere globale: come cambia la satira del franchise

Il passaggio da Anna Wintour ai miliardari tech non è casuale: riflette un cambiamento reale negli equilibri culturali. Oggi le riviste non dettano più da sole le regole, ma sono sempre più influenzate da investitori e piattaforme digitali.

Nel film, questa trasformazione si traduce in un conflitto diretto: Emily, un tempo subordinata, diventa agente di questo nuovo potere e tenta di acquisire Runway. È una dinamica narrativa potente, perché ribalta completamente i rapporti del primo film e mette Miranda in una posizione difensiva.

Allo stesso tempo, la scelta di inserire riferimenti così espliciti a figure reali rischia di spostare il film verso una satira più scoperta e meno universale. Se funzionerà, dipenderà dall’equilibrio tra ironia e critica: troppo realismo potrebbe appesantire il racconto, ma una satira ben calibrata potrebbe rendere Il Diavolo Veste Prada 2 sorprendentemente attuale.

In ogni caso, il sequel sembra voler dire una cosa precisa: il mondo della moda non è più il centro del potere — lo sono quelli che possono permettersi di comprarlo.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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