Tornare in quel mondo specifico con Il Diavolo Veste Prada 2, oggi, significa inevitabilmente confrontarsi con un doppio peso: quello del tempo e quello della memoria. Il primo film, uscito in un’epoca molto diversa, è diventato negli anni qualcosa di più di una semplice commedia: un comfort movie, un riferimento culturale, quasi un piccolo manuale pop sul lavoro e sull’ambizione.
Il sequel prova a inserirsi in un contesto completamente cambiato, dove il giornalismo tradizionale è in crisi e i media sono sempre più ridotti a versioni rapide, economiche e spesso superficiali di sé stessi. È una riflessione interessante, anche coraggiosa, soprattutto per un film che vive proprio di nostalgia.
E infatti, Il Diavolo Veste Prada 2 non è mai un sequel aggressivo o rivoluzionario. Piuttosto, è un’operazione consapevole, rispettosa, quasi affettuosa verso il suo predecessore. Un seguito che comincia spostando il fuoco del racconto, perché quando non puoi raccontare la moda in maniera corrosiva come un tempo (il linguaggio e la percezione dei corpi sono cambiati, in questi oltre vent’anni, per fortuna), puoi raccontare il giornalismo di moda con lo stesso occhio spaventato con cui oggi tutto il giornalismo guarda se stesso.
Andy Sachs: da outsider a professionista… ma meno interessante

Il suo ritorno a Runway è rapido, quasi inevitabile. Ma questa volta Andy non è più la ragazza spaesata del primo film. È competente, sicura, meno vulnerabile. E proprio per questo, paradossalmente, meno coinvolgente. Il suo arco narrativo ripropone dinamiche già viste, ma senza lo stesso senso di scoperta. È una versione aggiornata del personaggio, ma anche più prevedibile.
Miranda Priestly: icona immutabile (forse troppo)

Eppure, qualcosa è diverso. Miranda non fa più paura come prima. Non perché sia meno spietata, ma perché è diventata familiare. Andy (e con lei il pubblico) sa già cosa aspettarsi, e il film non prova davvero a reinventarla. Il risultato è un personaggio ancora affascinante, ma meno sorprendente. Una regina che regna ancora, ma senza lo stesso impatto di un tempo.
Runway e il mondo della moda: più contorno che sostanza

Anche la famosa attenzione ai dettagli stilistici appare ridimensionata. I costumi restano spettacolari, ma manca quel senso di meraviglia che caratterizzava il primo film. E quando la storia si sposta a Milano, tra settimane della moda e giochi di potere tra miliardari, la sensazione è quella di assistere a qualcosa di più grande… ma anche più dispersivo.
Il Diavolo Veste Prada 2 tra fan service e mancanza di rischio
Il vero cuore del film è il suo rapporto con il passato. Il Diavolo Veste Prada 2 funziona soprattutto quando richiama momenti, dinamiche e battute che hanno reso iconico il primo capitolo. Le interazioni tra Andy, Miranda, Emily e Nigel sono ancora piacevoli, grazie a un cast che si muove con naturalezza in ruoli ormai familiari. Stanley Tucci, in particolare, continua a essere una presenza calorosa e fondamentale, capace di portare equilibrio emotivo alla storia. Forse perché meglio di Blunt e Hathaway, è riuscito a accogliere con naturalezza il passare del tempo…
Ma questa fedeltà diventa anche una gabbia. Il film raramente osa davvero. Preferisce replicare, citare, rievocare. È come una cover ben eseguita: piacevole, elegante, ma priva dell’energia dell’originale. Anche le nuove storyline – dai rapporti sentimentali alle dinamiche aziendali – restano in superficie, senza mai lasciare un segno forte.
Un sequel piacevole, ma
senza eredità
Il Diavolo Veste Prada 2 è un film che si lascia guardare con piacere. Scorre leggero, diverte a tratti, e offre il comfort di ritrovare personaggi amati. Ma è difficile immaginare che possa avere lo stesso impatto culturale del primo film. Manca quella combinazione di freschezza, ironia e osservazione sociale che lo aveva reso memorabile con toni corrosivi e fuori dal mondo (oggi improponibili).
Qui c’è mestiere, professionalità, talento. Ma manca il rischio. E così, mentre Miranda continua a brillare e Andy trova ancora una volta la sua strada, lo spettatore resta con una sensazione familiare: quella di aver rivisto qualcosa che amava… senza innamorarsene di nuovo.
Il Diavolo Veste Prada 2
Sommario
Mentre Miranda continua a brillare e Andy trova ancora una volta la sua strada, lo spettatore resta con una sensazione familiare: quella di aver rivisto qualcosa che amava… senza innamorarsene di nuovo.


Un sequel piacevole, ma
senza eredità