Michael: perché alcune canzoni iconiche di Michael Jackson non sono nel biopic

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Il biopic Michael (leggi qui la nostra recensione) ha scelto con attenzione la propria colonna sonora, escludendo diversi brani iconici di Michael Jackson nonostante la loro popolarità. Il regista Antoine Fuqua, il produttore Graham King e l’attore Colman Domingo hanno spiegato che la selezione musicale è stata guidata da esigenze narrative precise, legate alla timeline del film e alla coerenza emotiva delle scene.

In un’intervista a ScreenRant, il team creativo ha chiarito che molti brani celebri sono stati esclusi perché fuori dal periodo raccontato o difficili da integrare nelle sequenze. King ha sottolineato come canzoni amate come Man in the Mirror o quelle degli album Bad e Dangerous non si adattassero alla struttura del film, mentre Domingo ha evidenziato momenti chiave della crescita artistica dei The Jackson 5. Fuqua ha inoltre ricordato brani meno noti ma fondamentali per la costruzione narrativa, dimostrando un approccio filologico alla materia.

Questa scelta rivela un aspetto centrale del progetto: Michael non è una semplice playlist celebrativa, ma un racconto costruito attorno a una progressione drammaturgica. Limitare il numero di brani e selezionarli in base al contesto storico significa privilegiare la narrazione rispetto al fan service, anche a costo di escludere hit fondamentali. Una decisione rischiosa, ma coerente con l’ambizione di realizzare un biopic strutturato e non solo nostalgico.

La colonna sonora come struttura narrativa: dalla Motown alla consacrazione solista

Il film copre un arco temporale ben definito: dall’infanzia di Michael Jackson nei Jackson 5 fino alla consacrazione come superstar globale nei primi anni ’80, con climax nel Victory Tour del 1984. Questo vincolo temporale ha inevitabilmente escluso una parte significativa del catalogo dell’artista, in particolare i brani successivi all’album Thriller.

All’interno di questa cornice, le canzoni diventano strumenti narrativi più che momenti iconici. Brani come ABC, I’ll Be There o Billie Jean non sono inseriti solo per il loro valore storico, ma perché segnano passaggi precisi nell’evoluzione del protagonista: dall’infanzia controllata alla scoperta della propria identità artistica.

Interessante anche il riferimento al passaggio creativo fuori dall’orbita Motown, quando i Jackson cercano nuove sonorità: un momento cruciale che, secondo Domingo, rappresenta la transizione verso l’età adulta. Questo suggerisce che il film potrebbe soffermarsi più sui cambiamenti interni ed estetici che sui semplici successi commerciali.

La scelta di includere Bad solo nel finale è altrettanto significativa: non come parte centrale del racconto, ma come anticipazione simbolica di ciò che Michael Jackson diventerà oltre il film. In questo senso, Michael costruisce una narrazione chiusa ma aperta, lasciando fuori volutamente una parte della leggenda per concentrarsi sull’origine del mito.

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Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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