Obsession avrebbe potuto avere un finale completamente diverso. Il regista Curry Barker ha rivelato che l’horror targato Blumhouse Productions inizialmente si concludeva con la morte di entrambi i protagonisti, in una chiusura ispirata apertamente a Romeo e Giulietta. La versione definitiva del film, invece, lascia in vita Nikki, trasformando radicalmente il tono emotivo dell’ultima scena.
Nel finale distribuito nei cinema, Bear, interpretato da Michael Johnston, si sacrifica per spezzare la maledizione che lui stesso aveva imposto a Nikki, personaggio interpretato da Inde Navarrette. Barker ha spiegato di aver girato entrambe le versioni del finale, ma di aver cambiato idea dopo aver visto la reazione disturbata e traumatizzata di Nikki nella scena in cui si risveglia accanto ai corpi senza vita di Bear e di un altro personaggio. Secondo il regista, proprio quell’espressione di shock resa da Navarrette ha convinto lui e parte del team creativo che lasciare Nikki viva fosse “molto più inquietante” rispetto a una conclusione tragica condivisa. Barker ha inoltre aperto alla possibilità che il finale alternativo possa apparire in futuro in una director’s cut del film.
La scelta è significativa perché cambia completamente il messaggio dell’horror. Il classico finale romantico e autodistruttivo avrebbe trasformato Obsession in una tragedia sentimentale gotica. La sopravvivenza di Nikki, invece, lascia il pubblico davanti a qualcosa di più disturbante: una protagonista costretta a convivere con il trauma e con le conseguenze della violenza emotiva che ha attraversato.
Il vero orrore di Obsession è sopravvivere alla dipendenza emotiva
La decisione di lasciare Nikki viva sembra perfettamente coerente con il tipo di horror psicologico che Obsession costruisce per tutta la sua durata. Il film utilizza infatti la maledizione soprannaturale come metafora di una relazione ossessiva e distruttiva, dove amore, controllo e dipendenza emotiva diventano indistinguibili.
Se il finale originale “alla Romeo e Giulietta” avrebbe chiuso tutto dentro una dimensione melodrammatica quasi romantica, il finale definitivo spezza quella possibilità di catarsi. Nikki non ottiene una morte liberatoria insieme a Bear: rimane sola, traumatizzata e costretta a elaborare ciò che è successo. È un tipo di conclusione molto più moderno e profondamente Blumhouse, perché sostituisce il romanticismo tragico con il peso psicologico della sopravvivenza.
Anche il successo del film sembra dimostrare che questa scelta abbia funzionato. Obsession è diventato rapidamente uno degli horror più discussi dell’anno, sostenuto sia dalla critica sia dal pubblico, con spettatori che — secondo il cast — reagiscono rumorosamente durante le proiezioni tra urla, salti e tensione continua.
La possibile pubblicazione di una director’s cut con il finale alternativo potrebbe comunque diventare un elemento molto interessante per i fan del film. Non tanto perché il finale originale fosse “migliore”, ma perché permetterebbe di vedere due interpretazioni completamente diverse della stessa storia: una tragedia romantica classica contro un horror psicologico dove il vero incubo inizia dopo la sopravvivenza.
