Il nuovo Resident Evil diretto da Zach Cregger si mostra finalmente con il primo trailer ufficiale, anticipando una reinterpretazione radicale del franchise: protagonista è Austin Abrams nei panni di Bryan, un corriere intrappolato nel collasso di Raccoon City. La notizia è rilevante perché segna un cambio netto di prospettiva per la saga, che abbandona l’approccio action corale per concentrarsi su un racconto più isolato, survival e psicologico.
Il trailer, diffuso da Sony dopo le prime immagini mostrate al CinemaCon, costruisce un’atmosfera gelida e inquietante: Bryan arriva in una casa apparentemente vuota nel cuore della notte, tenta di contattare qualcuno al telefono e si ritrova presto a fuggire tra neve e oscurità, armato solo di un fucile. Le sequenze mostrano entità non morte che lo braccano con movimenti disturbanti, culminando in una scena finale in cui le creature sembrano cadere dal cielo. Il film, in uscita il 18 settembre 2026, vede nel cast anche Paul Walter Hauser, Zach Cherry e Kali Reis. Secondo le informazioni di produzione, si tratta del progetto più costoso di Cregger (80 milioni di dollari), sostenuto da Sony e PlayStation Productions.
Questa svolta è significativa perché ridefinisce il linguaggio cinematografico di Resident Evil: invece di inseguire il modello blockbuster degli adattamenti precedenti, il film sembra avvicinarsi di più alla grammatica horror dei videogiochi originali. L’isolamento del protagonista, il mistero sull’oggetto che trasporta e la presenza di figure enigmatiche – come quella intravista nelle fogne – suggeriscono un ritorno a una tensione più pura e meno spettacolarizzata. In altre parole, non è solo un reboot narrativo, ma anche tonale.
Raccoon City come incubo personale: il nuovo protagonista e la riscrittura dell’immaginario survival horror
La scelta di seguire un personaggio inedito come Bryan rappresenta un punto di svolta nella mitologia della saga. Lontano da figure iconiche come Leon Kennedy o Jill Valentine, questo corriere diventa un punto di accesso più umano e vulnerabile al disastro di Raccoon City. È una prospettiva che richiama direttamente la struttura dei primi capitoli videoludici, dove la sopravvivenza nasceva dalla scarsità di risorse e dalla paura dell’ignoto.
In questo contesto, il film sembra voler riscrivere Raccoon City non come teatro di guerra, ma come spazio mentale e claustrofobico. Il fatto che la narrazione si concentri su una consegna misteriosa apre a possibili sviluppi narrativi legati alla Umbrella Corporation o a nuove varianti del virus, mantenendo però un forte senso di ambiguità. È plausibile che il pacco trasportato da Bryan sia il vero motore della storia, un elemento capace di collegare questa nuova timeline agli eventi più ampi dell’universo Resident Evil.
Il successo di Weapons ha già dimostrato la capacità di Cregger di lavorare su atmosfere disturbanti e costruzione della tensione, e questo nuovo progetto sembra amplificare quella sensibilità su scala maggiore. Se il film manterrà le promesse del trailer, potrebbe finalmente offrire un adattamento che non si limita a citare il materiale originale, ma ne interpreta davvero lo spirito.
