Scream 7 cambierà per sempre l’eredità della saga in un modo inaspettato

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Scream 7

Scream 7 è già uno dei film horror più attesi del 2026, ma sta anche ridefinendo l’identità stessa del franchise in un modo che pochi avevano previsto. Il nuovo capitolo riporta al centro della storia la storica Final Girl, Neve Campbell, ma lo fa con una scelta narrativa che potrebbe cambiare per sempre la legacy della saga.

Dopo l’uscita di scena di Melissa Barrera e Jenna Ortega, il progetto è stato completamente ristrutturato: niente più focus su Sam e Tara Carpenter, ma un ritorno alle origini con Sidney Prescott protagonista. Solo che questa volta Sidney non è più sola.

Addio (quasi) al meta-horror: la rottura con la tradizione

Fin dal 1996, la saga creata da Kevin Williamson ha costruito la propria identità su un elemento distintivo: il meta-commento. Ogni capitolo ha giocato con le regole dell’horror, prendendo di mira sequel, remake, reboot e perfino i “legacy sequel”.

Scream 2 ironizzava sui seguiti, Scream (2022) sui requel, mentre i capitoli più recenti riflettevano sulle dinamiche del fandom e della cultura pop contemporanea. Questo meccanismo metacinematografico è diventato il marchio di fabbrica del franchise.

Eppure, secondo quanto dichiarato dallo stesso Williamson, il meta-commento non sarà il fulcro di Scream 7. Il film darà priorità alla dimensione familiare e all’eredità personale di Sidney, spostando l’attenzione dalla riflessione sul genere alla tragedia intima.

Non significa che il meta scomparirà del tutto, ma il fatto che non sia più centrale rappresenta una rottura significativa con trent’anni di tradizione.

Sidney madre: una nuova posta in gioco

Neve Campbell in Scream 7

La grande novità è che Sidney ora ha una famiglia. Il nuovo Ghostface prenderà di mira sua figlia adolescente, Tatum (interpretata da Isabel May), mettendo a rischio l’intero nucleo familiare.

Questo cambio di prospettiva modifica radicalmente le dinamiche della saga: non più giovani sopravvissuti che imparano le regole dell’horror, ma una madre che deve proteggere i propri figli dal passato che torna a perseguitarla.

È un ribaltamento potente, ma anche rischioso. Sidney aveva già ottenuto un finale coerente e sereno nei capitoli precedenti. Riportarla al centro della carneficina significa rimettere in discussione quella chiusura.

Il ritorno dei morti e il rischio nostalgia

Scream 7 (2026)

Ad aumentare le perplessità c’è la conferma del ritorno di personaggi morti come Stu, Dewey e Roman. In passato la saga aveva giustificato il ritorno di Billy (Skeet Ulrich) come allucinazione, ma ora resta da capire quale sarà la spiegazione narrativa.

Se gestita male, questa scelta potrebbe trasformarsi in puro fan service; se invece sarà integrata con coerenza, potrebbe aggiungere un ulteriore livello tematico legato al peso del passato.

Un capitolo che riscrive la saga

Scream 7 nasce come un film di rottura: ristrutturato dopo cambi di cast importanti, con un salto temporale necessario per giustificare la nuova fase della vita di Sidney, e con una minore enfasi sul meta-commento.

È una scommessa. E proprio per questo potrebbe rappresentare il capitolo più divisivo dell’intera saga.

Se funzionerà, segnerà l’evoluzione definitiva del franchise da satira dell’horror a dramma familiare con maschera e coltello. Se fallirà, rischierà di incrinare l’eredità costruita in quasi trent’anni.

La vera domanda è: Scream può sopravvivere senza il suo cuore metacinematografico?