Protagonista indiscusso della seconda giornata di festival è stato il celebre regista statunitense Oliver Stone, a Roma quest’anno per presentare il suo ultimo film, l’avvincente biopic Snowden con un grande protagonista, Joseph Gordon-Levitt.

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Snowden recensione del film di Oliver Stone

Come sempre il regista, dall’aspetto serioso e che mette quasi soggezione, si è concesso prima alla stampa per poi allietare il suo affezionato pubblico con un incontro che ha ripercorso attraverso delle clip tratte dai alcuni dei suoi film più famosi – Wall Street, Platoon, Nixon, per citarne solo un paio – le tappe più importanti della sua carriera. Ma se l’incontro con il pubblico, moderato come da tradizione dal presidente del festival Antonio Monda, si è svolto senza grandi sorprese, ad accendere gli animi è stata la conferenza stampa che, data la spinosa tematica di Snowden, ha trasformato una semplice conversazione sul cinema in un vero e proprio dibattito politico. Il nuovo film di Stone racconta infatti la vera storia di Edward Snowden, ex tecnico informatico della CIA e collaboratore dell’NSA (National Security Agency),  che nel 2013 rese pubblici alcuni documenti relativi a programmi che il governo americano e britannico usavano per spiare il traffico in rete di utenti in tutto il mondo. Una delle prime domande poste a Stone ha riguardato proprio l’accoglienza del film in un periodo così difficile per la società americana ormai da mesi ostaggio di una prepotente campagna elettorale.

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“Trovare i finanziamenti per poter produrre un film come questo è stato molto difficile. In America nessuno studio voleva averci a che fare quindi siamo venuti in Europa e abbiamo trovato i fondi di cui avevamo bisogno di Germania e in Francia. Abbiamo deciso di girare a Monaco ma devo dire che la realizzazione di questo film è stata davvero un’impresa, soprattutto per quanto riguarda la stesura della sceneggiatura; le informazione che avevamo ottenuto da [Edward] Snowden erano così dettagliate e complesse che dovevamo trovare un modo per renderle accessibili a tutti. Le reazioni del pubblico in America sono state le più disparate; c’è chi ha amato il film, che ha poi ricevuto delle ottime critiche, e chi invece l’ha stroncato perché si aspettava di vedere un classico spy movie più che un biopic onesto e veritiero.”

Parlando di sceneggiatura e delle difficoltà incontrare in fase di pre produzione per cercare di rendere il film quanto più comprensibile possibile, il regista ha anche raccontato di come l’aiuto di Edward Snowden sia stato fondamentale.

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 “Edward è stato molto coinvolto nel processo creativo. Ha letto ben due volte la sceneggiatura e ci ha aiutato a rendere chiari i passaggi più complicati della storia fornendoci anche di informazioni tecniche che non avevamo guidandoci anche sul set. Per noi era importante che lui approvasse il film e che la sua storia fosse raccontata in modo quanto più veritiero possibile nonostante il poco tempo a disposizione; la sua odissea è durata ben nove anni mentre noi avevamo a disposizione solo due ore.”

A chi invece ha chiesto un parere riguardo le prossime elezioni americane e i due chiacchieratissimi candidati, Oliver Stone non ha risparmiato commenti pungenti sulle presidenze presenti, passate e future.

“Voi in Europa temete tanto Trump ma in realtà non penso che abbia serie probabilità di vincere, non le ha mai avute. Quello che è più preoccupante è che la [Hillary] Clinton non è in grado di rappresentare l’America; lei è stata coinvolta molto più di Obama nelle questioni di carattere militare e potrebbe non essere la scelta giusta per riformare il paese.”