Shia-Labeouf

In ebraico il suo nome significa qualcosa tipo “dono di Dio”, e il suo nome è Shia Saide LaBeouf, figlio di hippy – o così li definisce lui – che non se la passano troppo bene economicamente, tanto che il ragazzo decide di fare l’attore proprio per raggranellare qualche soldo.

Secondo la leggenda, Shia si trova un agente sulle Pagine Gialle e, dopo qualche comparsata in telefilm di successo come X-Files e E.R., ecco che nel 2000 diventa protagonista della serie Disney Even Stevens, che lo impegna per 3 anni e lo fa conoscere al pubblico più giovane. Dopo la gavetta in tv, tocca farsi le ossa anche al cinema, in titoli come Charlie’s Angels – Più che mai, Io, Robot e Costantine, finché, compiuti i vent’anni, Shia è ormai un giovanotto e deve prendersi le sue responsabilità: ancora un paio di film da comprimario – Guida per riconoscere i tuoi santi e Bobby – ed è pronto per fare il protagonista. Si comincia col thriller Disturbia (rivisitazione in chiave teen de La finestra sul cortile) e si prosegue col blockbuster Transformers, entrambi del 2007. E in entrambi c’è lo zampino di Steven Spielberg che, in veste di produttore esecutivo, consiglia ai registi D.J. Caruso e Michael Bay di ingaggiare questo nuovo talento, prima di dirigerlo lui stesso l’anno successivo in Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, in cui LaBeouf è chiamato a interpretare il figlio del mitico Indy. Spielberg si è proprio affezionato a Shia e nello stesso anno (il 2008) sviluppa un altro progetto, Eagle Eye (ispirato al racconto di Asimov Tutti i guai del mondo), che vede di nuovo coinvolti il suo adorato pupillo e il regista di Disturbia, D.J. Caruso. Ma presto Shia tornerà a collaborare anche con Bay nei due sequel di Transformers, La vendetta del caduto (2009) e Transformers 3 (2011). Nel mezzo riesce a infilarci pure Wall Street – Il denaro non dorme mai per la regia di Oliver Stone, il quale, prima di iniziare le riprese, gli presenta la futura collega di set Carey Mulligan, che a breve diventa anche la sua fidanzata e rimane tale per un annetto abbondante, finché i due si lasciano (lei ora è sposata col leader dei Mumford & Sons), rimanendo comunque in ottimi rapporti. Più turbolenti, invece, sono i rapporti di LaBeouf con le autorità, e non solo sul grande schermo. Il teenager irrequieto del già citato Disturbia e il contrabbandiere da lui impersonato in Lawless (2012) sono due angioletti in confronto Shia-quello-vero. Il ragazzo sembra avere guai con la legge a cadenza regolare: ancora minorenne, viene arrestato per tentata aggressione nei confronti di un vicino di casa; qualche tempo dopo finisce di nuovo in manette per essersi rifiutato di lasciare un negozio come richiesto da uno della security. Ma c’è anche quella volta in cui non si presenta ad un’udienza e subito emettono un mandato d’arresto… e tutto per quella multa ricevuta un mese prima quando ha fumato dove non era consentito. Nel suo singolare curriculum da fuorilegge non può poi mancare l’incidente d’auto: la colpa non sarebbe nemmeno sua, ma di uno che ha bruciato il rosso, tamponandolo pesantemente e spappolandogli la mano sinistra nell’urto. Il problema è che Shia non vuole farsi fare l’alcol-test e il rifiuto viene interpretato male dalla polizia. Risultato? Patente ritirata per un anno e mano operata a più riprese. L’esperienza lo segna profondamente (pare che suo padre conservi ancora la carcassa dell’auto a imperitura memoria dell’accaduto) ma non per questo il ragazzo si tira indietro di fronte ad una bella rissa, che sia a L.A. oppure a Vancouver. Un caratterino niente male. Non c’è quindi da stupirsi se, all’ultimo Festival di Berlino, dopo una conferenza stampa disarmante, l’attore si presenta sul red carpet di Nymphomaniac con la faccia coperta da un sacchetto di carta con su scritto “I’m not famous anymore” (“Non sono più famoso”). In molti l’hanno letta come una provocazione in seguito alla bufera scatenata dal suo cortometraggio da regista, Howard Contour.com, subito accusato di plagio non appena lanciato su internet. Shia lo ritira dalla rete e fa pubblica ammenda, dichiarando di essersi voluto solo ispirare all’originale, ma di essersi forse fatto prendere un po’ troppo la mano. Non basta. Gli internauti di tutto il mondo cominciano a fare le pulci a tutti i suoi lavori precedenti e chissà se il povero LaBeouf riuscirà mai a redimersi fino in fondo.

Sarà bene che intanto continui a concentrarsi sul suo lavoro di attore, con i prossimi Fury e Spy’s Kid già in agenda. E noi oggi vogliamo riportargli un po’ di buon umore: ha solo 28 anni, perdindirindina! HAPPY BIRTHDAY SHIA!