Chocolat recensione

Chocolat è il film del 2000 diretto da Lasse Hallström che vede protagonisti nel cast Juliette Binoche, Judi Dench, Johnny Depp e Alfred Molina.

  • Anno: 2000
  • Regia: Lasse Hallström
  • Durata: 121’
  • Con: Juliette Binoche (Vianne), Judi Dench (Armande), Johnny Depp (Roux), Alfred Molina (Conte de Reynaud), Carrie-Anne Moss (Caroline), Lena Olin (Josephine), Victoire Thivisol (Anouk), Hugh O’Conor (Padre Henri), Peter Stormare (Serge Muscat)

Chocolat filmTrama del film Chocolat: Tranquillité è la parola d’ordine di Lansquenet, immaginario e fiabesco paesino della campagna francese. Qui il perbenismo dei bigotti non permette cambiamenti: a monitorare la moralità dei compaesani è lo stimato sindaco Conte de Reynaut, occupato anche a salvare le apparenze del suo fallito matrimonio.

Ma il Vento irrequieto del Nord ha altri piani, e nel 1959 porta con sé Vianne insieme alla figlia illegittima Anouk, spiriti liberi che offriranno ai morigerati abitanti di Lansquenet la più grande tentazione per il palato dei mortali: il cioccolato. I secolari equilibri del paese verranno sconvolti, e non aiuterà la situazione l’arrivo di una comunità di nomadi capitanati dal fascinoso Roux, che pare voglia mettere radici proprio nella cioccolateria di Vianne… 

Chocolat, tra sapori e sensualità, fede e sacrificio

Analisi: E’ bello, ogni tanto, tornare alla fiaba, abbandonarsi a un rassicurante mondo archetipico nel quale il Bene e il Male hanno nomi e cognomi, e dove a scatenare la guerra è della cioccolata. Quasi volesse cullarci prima di andare a dormire, lo svedese Lasse Hallström mette in scena una favola di libertà e di lotta alle convenzioni. Lo schema è semplice e antico come la terra: novità contro tradizione, desiderio contro astinenza, istinto personale contro buon senso comune.

johnny depp chocolatTratto dall’omonimo romanzo della scrittrice britannica Joanne Harris, Chocolat mette in luce l’inutilità di una religione basata unicamente sulla rinuncia e sul sacrificio, svuotando di senso una fede che identifica il Demonio con i dolci, la musica rock e le altre tentazioni che rendono piccante la vita.

Paladino di queste credenze retrograde è l’antagonista Sindaco, che per primo fonda la sua condotta su tre parole d’ordine: duro lavoro, moderazione e autodisciplina. Egli governa il paese come un despota, non esitando a mettere mano ai troppo docili sermoni del giovane parroco Henri e a ficcare il naso nella vita privata dei suoi concittadini. 

E’ noto che la presenza dell’antagonista dipenda dall’esistenza di un eroe positivo. Eroina, in questo caso: la nuova arrivata Vianne rappresenta la Vita nei suoi istinti primordiali e incarna tutto ciò che il Sindaco respinge: ha una figlia ma non è mai stata sposata; non frequenta la Chiesa; offre ai penitenti cioccolata durante la Quaresima e ospitalità agli zingari di passaggio. Lo scontro inizialmente ideologico tra i sostenitori del buon costume e questa “strega radicale” fa scoppiare le antiche tensioni da sempre ignorate e represse, trasformandosi in una battaglia senza esclusione di colpi che spaccherà in due Lansquenet.

Julliette Binoche ci offre una straordinaria interpretazione che le è valsa la Nomination agli Oscar: affascinante e combattiva, non è mai stata così piena di vitalità e di passione. Vianne non va a Messa, ma è piena di bontà e di sincero amore verso il prossimo: accoglie nella sua casa Josephine, umiliata e picchiata dal marito, fa riavvicinare la vecchia Armande (una grandiosa Judi Dench) al suo nipotino vittima delle restrizioni della madre e si mostra amichevole nei confronti della comunità nomade, la cui permanenza è boicottata dai ciechi pregiudizi di tutti gli altri.

Si sa, l’amore è l’ingrediente fondamentale delle fiabe, e in questa è raccontato in ogni forma: di una madre per la figlia, di una nonna per il nipote, di due anziani che riscoprono l’emozione. Da parte sua, l’anticonformista Vianne non potrà che legarsi a un’anima libera e senza radici come la sua, quella di Rioux, zingaro dallo sguardo magnetico e col fascino da gentiluomo.

Bello e dannato, tormentato chitarrista dalla sensualità palpabile, il Depp degli anni d’oro fa scintille a contatto con l’esplosiva Binoche, tanto che l’elettricità tra i due sfonda lo schermo. Il loro è un amore al di là delle convenzioni, pronto a sciogliersi e ricongiungersi a seconda del soffiare dei venti.

Le due ore di pellicola scorrono dolcemente, sostenute dall’ottima sceneggiatura di Robert Nelson Jacobs che offre esilaranti dialoghi colorati da uno humor brillante e raffinato, non dimenticando di commuovere con semplici ma toccanti momenti di riflessione. La vivace atmosfera della pellicola è amplificata dall’incalzante musica quasi da flamenco che segue costantemente le vicende dei personaggi.

Al centro di tutto, naturalmente, è il cioccolato: onnipresente in ogni forma e colore, è il silente spettatore delle dispute che lui stesso provoca. L’intero film è un omaggio spassionato a questo alimento che tanto risolleva l’animo dei mortali, e le innumerevoli inquadrature dedicate alla sua preparazione e alla sua disarmante perfezione finale sono una vera e propria dichiarazione d’amore.

GERMANY-CINEMA

La tesi di Chocolat è clamorosamente semplicistica e a tratti demagogica ma non contraddice mai la sua allettante natura fiabesca, che non ha di certo ambizioni di carattere filosofico e metafisico: il film ci guida attraverso una riscoperta dei piccoli piaceri della vita, di quei peccati che ci rendono umani.

Insomma, bisogna lasciarsi andare una buona volta: i sensi di colpa non aiutano nessuno. Sarà questa la lezione appresa da tutti, in un liberatorio lieto fine che spazza via dal paese l’opprimente Tranquillité, tanto che l’improvvisato ma sincero sermone pasquale di Padre Henri inviterà a misurare la bontà non in base a ciò che ci neghiamo, ma “a ciò che abbracciamo, a ciò che creiamo e a chi accogliamo”.

In fondo, cosa c’è più innocente di un cioccolatino?