L’avvicinarsi del 27 gennaio porta con sé la necessità di ricordare, di non dimenticare ciò che è accaduto per fare in modo che il male non si ripeta (o almeno questa è la speranza). In corrispondenza del Giorno della Memoria, anche il cinema diventa un’arma potente, e La stanza di Mariana ce lo dimostra ancora una volta. Il film, diretto da Emmanuel Finkiel, nasce da una collaborazione tra più paesi nella produzione, in particolare Francia, Ungheria, Belgio e Israele. La stanza di Mariana racconta uno scorcio ben preciso della Seconda guerra mondiale, attraverso gli occhi di due figure sensibili, una donna e un bambino. Il cast è formato da figure note prevalentemente nel panorama cinematografico nazionale: Mélanie Thierry (Zero Theorem) qui interpreta Mariana, una prostituta, mentre Artem Kyryk è nei panni del piccolo Hugo, bambino ebreo che viene ospitato e salvato da Mariana. Altre figure rilevanti sono interpretate da Julia Goldberg (Sorelle e delitti) e Yona Rozenkier, rispettivamente nei ruoli di Yulia e Yacov.
La stanza di Mariana: il silenzio che salva
In una piccola cittadina dell’Ucraina, nel 1942, ormai essere ebrei non è più sicuro, così Hugo e sua madre sono costretti alla fuga. A costo di mantenere il figlio al sicuro, la donna lo affida alla sua ultima amica, Mariana, una triste prostituta con dei problemi con l’alcol. Hugo passerà da vivere le sue giornate all’aria aperta a giocare con la giovane amichetta Anna, a guardare le stagioni passargli davanti attraverso le fessure nell’armadio in cui è nascosto.
Hugo continuerà ad aggrapparsi alla speranza attraverso un intreccio di ricordi felici, proiettando le persone a lui più care all’interno dello spazio angusto che è la sua nuova casa. Ma Hugo non è solo: Mariana ha promesso di proteggerlo e lo farà ad ogni costo. Ed è proprio così che tra i due si crea uno stretto legame che dona a entrambi la speranza di andare avanti. E così le stagioni continuano a susseguirsi, e la guerra a farsi sempre più aspra: la vita per Hugo e Mariana diventa sempre più complicata, e la paura che i nazisti scoprano il bambino nascosto aumenta sempre di più.
La stanza di Mariana: un legame indissolubile
Il primo elemento che emerge con maggiore dirompenza in La stanza di Mariana è certamente la crescita personale dei due personaggi principali, Hugo e Mariana. Hugo all’inizio del film è un bambino silenzioso e spaventato, abituato a una vita di agi e di spensieratezza; con l’avanzare delle vicende diventa chiara la sua crescita, nel modo in cui affronta le situazioni che gli si pongono davanti, nel coraggio che dimostra di avere.
Mariana dal canto suo è una donna chiaramente infelice, che vive un’esistenza fatta di continua finzione, senza alcun affetto vicino; l’arrivo di Hugo cambierà questo. Tra i due si crea un rapporto di fiducia e di sostegno reciproco; se da un lato inizialmente per il bambino la donna diventa una figura quasi materna, di riferimento, diventa chiaro come nel volgere verso la fine sarà Hugo a tentare di prendersi maggiormente cura di Mariana.
Dialogo tra realtà e sogno
Fin dalle prime scene di La stanza di Mariana si crea questo interessante alternarsi di realtà e sogno nella mente di Hugo. Il primo esempio si ritrova proprio nella visione della madre che torna dal figlio pochi istanti dopo averlo lasciato a Mariana, non volendo dividersi da lui. A questa seguiranno tante visioni che diverranno un modo per Hugo di convivere con la sua nuova quotidianità senza impazzire. Così si creano delle forme di dialogo tra il bambino e la madre o il padre, i parenti e gli amici.
A questi dialoghi immaginari si aggiungono i flashback del bambino, ricordi di un passato felice. Anna sembra spesso essere protagonista di queste visioni: loro che immaginano di baciarsi, o di essere in posti lontani, Anna che lo invita a giocare lanciando palle di neve alla sua finestra.
Anche lo stesso finale resta aperto tra realtà e sogno. In un dopoguerra non più roseo della guerra stessa, uno spirale di luce si apre: sarà un lieto fine o solo l’immaginazione di un bambino solo?
La stanza di Mariana ci ricorda ancora una volta di non dimenticare ciò che è accaduto, per evitare che riavvenga e questo assume certamente un’importanza anche maggiore nella realtà mondiale dilaniata da guerre e tensioni in cui viviamo oggi. La guerra non era e non è solo quella combattuta dai soldati, ma è anche la sofferenza di donne e bambini che ne subiscono solamente le conseguenze.
La stanza di Mariana
Sommario
La stanza di Mariana è certamente una pellicola emozionante e dal grande valore sociale. Ciononostante, si ritrova a ricalcare un filone cinematografico già molto saturo, senza aggiungere grandi elementi di originalità.

La stanza di Mariana: un legame indissolubile