Chi è Eson? Spiegazione del principale personaggio cosmico dell’MCU in X-Men ’97

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L’episodio 4 della seconda stagione di X-Men ’97 introduce uno dei personaggi cosmici più importanti dell’intero universo Marvel, aprendo la porta a una mitologia che va ben oltre il mondo dei mutanti. Si tratta di Eson il Cercatore (Eson the Searcher), un Celestiale che nei fumetti ha avuto un ruolo decisivo nella nascita di Apocalypse e che la serie animata riporta al centro della storia con un adattamento sorprendentemente fedele, ma arricchito da alcune importanti novità narrative.

L’arrivo di Eson non rappresenta soltanto un riferimento per i lettori dei fumetti. La sua presenza collega infatti X-Men ’97 alla cosmologia già introdotta nel Marvel Cinematic Universe, dimostrando ancora una volta come Marvel Animation stia ampliando il proprio racconto senza perdere di vista i protagonisti della serie. Comprendere chi sia Eson significa quindi capire non solo l’origine del potere di Apocalypse, ma anche il ruolo che i Celestiali potrebbero avere nel futuro delle storie Marvel.

Come Eson trasforma En Sabah Nur in Apocalypse e perché questo momento cambia completamente il personaggio

Nel quarto episodio della seconda stagione assistiamo a uno dei passaggi più importanti della storia di En Sabah Nur. Dopo aver mostrato la sua giovinezza nell’Antico Egitto e il percorso che lo ha reso il primo grande mutante della storia, la serie mette in scena l’incontro con Eson il Cercatore, un Celestiale precipitato sulla Terra secoli prima degli eventi narrati. All’interno della gigantesca struttura appartenente alla divinità cosmica, Nur scopre il proprio destino e decide volontariamente di abbracciare il ruolo di Apocalypse, rifiutando il tentativo di Charles Xavier e Magneto di modificare la storia trasformandolo nel primo X-Men.

L’adattamento riprende fedelmente quanto raccontato nei fumetti: è infatti Eson a comunicare telepaticamente con Nur e a consegnargli una tecnologia di origine celestiale capace di trasformarlo in un essere praticamente immortale. Tuttavia, X-Men ’97 introduce anche una differenza significativa rispetto al materiale originale. Nei comics, Eson stringe un vero e proprio patto con En Sabah Nur, promettendogli il potere in cambio di un futuro sacrificio quando i Celestiali torneranno sulla Terra. Nella serie animata, invece, Apocalypse non sembra scegliere semplicemente il proprio destino: appare quasi come un prescelto, individuato da Eson fin dall’infanzia e guidato verso un compito cosmico già scritto.

Questa modifica cambia profondamente anche la natura del personaggio. Apocalypse non diventa soltanto un tiranno assetato di conquista, ma l’esecutore di una volontà superiore, convinto di rappresentare l’inevitabile evoluzione dell’universo. Persino la celebre frase pronunciata nella serie animata originale – «Io sono le rocce della riva eterna; infrangetevi contro di me e sarete distrutti» – acquista così un significato completamente nuovo, legandosi direttamente alla missione affidatagli da Eson.

Il significato dei Celestiali in X-Men ’97: perché la serie amplia il mito cosmico della Marvel senza perdere il focus sui mutanti

L’introduzione di Eson segna anche un importante cambio di scala narrativa. Se fino a questo momento X-Men ’97 aveva raccontato soprattutto il conflitto tra mutanti e umanità, la seconda stagione apre definitivamente la porta alla dimensione cosmica dell’universo Marvel. I Celestiali non sono semplici divinità aliene: rappresentano forze ancestrali che intervengono nell’evoluzione delle specie e influenzano il destino dei pianeti, rendendo i mutanti parte di un disegno molto più grande.

La scelta degli autori è particolarmente interessante perché evita di snaturare la serie. Anche introducendo figure di portata quasi divina, il racconto continua infatti a concentrarsi sulle conseguenze emotive delle decisioni dei protagonisti. Apocalypse resta prima di tutto En Sabah Nur, un uomo segnato dalla sofferenza e dalla schiavitù, il cui desiderio di imporre la sopravvivenza del più forte nasce da un’esperienza profondamente umana. I Celestiali diventano quindi il mezzo attraverso cui questa convinzione assume una dimensione universale, senza trasformare la storia in un semplice spettacolo cosmico.

In questo senso X-Men ’97 dimostra ancora una volta una delle sue qualità migliori: adattare fedelmente la complessa mitologia dei fumetti mantenendo sempre centrale il percorso dei personaggi, anziché utilizzare i grandi eventi cosmici come semplice fan service.

Il legame tra Eson e il Marvel Cinematic Universe potrebbe avere implicazioni molto più importanti di quanto sembri

L’aspetto forse più sorprendente riguarda il collegamento diretto con il Marvel Cinematic Universe. Nei fumetti Marvel è stato stabilito che i Celestiali condividono una sorta di coscienza collettiva attraverso il Multiverso, il che significa che le diverse versioni di Eson esistenti nelle varie realtà sono, in qualche modo, manifestazioni dello stesso essere cosmico.

Questo rende particolarmente significativo il fatto che Eson fosse già apparso nel MCU in Guardiani della Galassia (2014), dove veniva mostrato mentre utilizzava la Gemma del Potere per annientare un intero pianeta. In X-Men ’97 il Celestiale trasforma En Sabah Nur attraverso un misterioso cristallo viola che richiama chiaramente proprio la Gemma del Potere. La serie non conferma esplicitamente che si tratti dello stesso manufatto, ma il richiamo visivo è troppo evidente per essere casuale.

Se questa interpretazione dovesse trovare conferma nei prossimi episodi, X-Men ’97 avrebbe compiuto un passo ulteriore verso l’integrazione della propria mitologia con quella del MCU, pur mantenendo la propria autonomia narrativa. È un equilibrio delicato ma estremamente efficace: utilizzare la cosmologia condivisa della Marvel per arricchire la storia di Apocalypse senza sottrarre spazio agli X-Men, che restano il vero cuore della serie.

Redazione
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