Quando si parla di supereroi oscuri e disillusi in streaming, due titoli dominano ormai la conversazione: The Boys e Invincible. Le due produzioni di Prime Video hanno ridefinito il genere negli ultimi anni, trasformando la decostruzione del mito supereroistico in uno dei filoni più redditizi della televisione contemporanea. Eppure Netflix aveva provato a giocare la stessa partita già nel 2021 con Jupiter’s Legacy, una serie ambiziosa che oggi sembra quasi dimenticata.
Basata sull’omonimo fumetto di Mark Millar e Frank Quitely, Jupiter’s Legacy arrivò sulla piattaforma con l’obiettivo di diventare il nuovo grande franchise fantasy-supereroistico di Netflix. Nonostante un cast importante, un budget elevato e una mitologia ricca di potenzialità, la serie non riuscì a conquistare il pubblico e venne cancellata dopo una sola stagione. A distanza di anni, però, il confronto con The Boys e Invincible appare più interessante che mai.
Perché Jupiter’s Legacy anticipava molte delle idee che hanno reso celebri The Boys e Invincible
La storia segue Sheldon Sampson, un uomo segnato dal crollo finanziario del 1929 che, dopo una misteriosa esperienza su un’isola remota, ottiene poteri straordinari insieme ai suoi compagni. Nasce così l’Unione, una generazione di supereroi che giura di non uccidere mai e di non interferire direttamente con la politica e la società.
Ottant’anni dopo, però, il mondo è cambiato. I vecchi eroi sono diventati figure quasi mitologiche, mentre i loro figli faticano a convivere con il peso di un’eredità impossibile. È proprio qui che Jupiter’s Legacy si avvicina alle intuizioni che hanno reso celebri The Boys e Invincible.
Come la serie di Eric Kripke, anche Jupiter’s Legacy mette in discussione l’idea del supereroe perfetto, mostrando come potere, fama e privilegi possano corrompere persino le figure apparentemente più nobili. Allo stesso tempo condivide con Invincible uno dei suoi temi centrali: il rapporto tra padri e figli e il peso delle aspettative familiari.
Il conflitto tra Sheldon e suo figlio Brandon richiama infatti, sotto molti aspetti, quello tra Omni-Man e Mark Grayson. Entrambi i giovani protagonisti vivono all’ombra di figure quasi divine e devono trovare una propria identità senza poter mai davvero sfuggire al confronto con i loro genitori.
Dove la serie Netflix ha fallito rispetto ai successi di Prime Video
Se le premesse erano solide, l’esecuzione si è rivelata molto più problematica. A differenza di The Boys e Invincible, capaci di catturare immediatamente l’attenzione del pubblico, Jupiter’s Legacy sceglie un ritmo estremamente lento.
La narrazione alterna continuamente due linee temporali: da una parte le origini degli eroi negli anni Trenta, dall’altra il presente dominato dai conflitti familiari. Questa struttura finisce però per spezzare il ritmo e diluire la tensione narrativa, rallentando l’evoluzione dei personaggi proprio quando la storia dovrebbe accelerare.
Anche l’aspetto più provocatorio della serie non raggiunge mai l’efficacia dei suoi concorrenti. The Boys utilizza la satira per colpire il potere politico, economico e mediatico contemporaneo, mentre Invincible combina spettacolo e dramma familiare con una sorprendente maturità emotiva. Jupiter’s Legacy, invece, rimane spesso intrappolata in lunghe discussioni filosofiche sul cosiddetto “Codice” degli eroi senza riuscire a trasformarle in vero conflitto drammatico.
Oggi Jupiter’s Legacy merita una seconda possibilità?
Paradossalmente, il tempo potrebbe essere stato più gentile con Jupiter’s Legacy di quanto lo sia stato il pubblico al momento della sua uscita. Oggi gli spettatori sono molto più abituati a storie che decostruiscono il genere supereroistico e potrebbero apprezzare maggiormente alcune delle intuizioni presenti nella serie.
L’idea di raccontare una dinastia di supereroi attraverso più generazioni resta infatti uno degli aspetti più originali del progetto. A differenza di molte produzioni contemporanee, Jupiter’s Legacy prova a riflettere sul concetto di eredità, sul rapporto tra ideali e realtà e sul modo in cui il potere si trasmette da una generazione all’altra.
Probabilmente la serie è arrivata troppo presto rispetto al momento in cui il pubblico era pronto ad accoglierla. Se fosse stata sviluppata dopo il successo consolidato di The Boys e Invincible, con una scrittura più compatta e un ritmo più aggressivo, avrebbe forse avuto un destino diverso.
Resta comunque una visione consigliata per chi ama i supereroi più oscuri e complessi. Non è riuscita a diventare il fenomeno culturale che Netflix sperava, ma rappresenta ancora oggi uno degli esperimenti più interessanti nel tentativo di raccontare il lato più fragile e problematico degli esseri dotati di poteri straordinari.


