In The Boys 5 episodio 7, la serie compie uno dei suoi passi più inquietanti e politici di sempre trasformando definitivamente Homelander in qualcosa che va oltre il semplice supercriminale. La scena del focus group massacrato non serve soltanto a mostrare un’altra esplosione di violenza tipica dello show Prime Video: rappresenta il momento in cui Homelander smette di cercare approvazione e inizia invece a pretendere fede assoluta. È una svolta fondamentale, perché ridefinisce completamente il conflitto finale della serie.
L’episodio mette inoltre al centro Oh Father, il personaggio interpretato da Daveed Diggs, che diventa improvvisamente molto più importante di quanto sembri. Fino a questo momento era apparso soprattutto come una figura opportunista, un predicatore disposto a sfruttare il culto di Homelander per ottenere influenza e potere. Ma il massacro dei “non credenti” introduce una frattura morale che The Boys utilizza per raccontare qualcosa di molto più grande: il rapporto tra potere, fanatismo e corruzione etica nelle società contemporanee.
Perché Homelander ordina il massacro del focus group e cosa significa davvero la scena più inquietante di The Boys 5

Il problema emerge quando gli psichici presenti scoprono che soltanto sei persone credono davvero nel “messaggio”. Per Homelander questa non è una semplice delusione comunicativa: è un affronto personale. Ed è qui che la serie mostra quanto il personaggio sia ormai completamente scollegato dalla realtà umana. Non vuole essere ammirato; vuole essere venerato. Chi non crede nella sua superiorità diventa automaticamente un nemico da eliminare.
La scelta di chiudere i dissidenti nella stanza e farli massacrare da Dogknott e Sheline trasforma improvvisamente la scena in qualcosa di molto più oscuro rispetto alla classica violenza spettacolare della serie. Non si tratta di un’esecuzione impulsiva dovuta alla rabbia, come spesso accade con Homelander. Questa volta c’è metodo, ideologia e persino ritualità. Il massacro diventa una purga contro gli eretici.
È proprio questo elemento a rendere l’episodio così importante per il finale della serie. Homelander non agisce più come una celebrità instabile o un leader narcisista: sta assumendo i tratti di un dittatore teocratico. Vuole creare un sistema in cui la fede nella sua figura diventi obbligatoria, e chiunque rifiuti quella narrativa debba essere cancellato. The Boys porta così alle estreme conseguenze una delle sue idee centrali: il pericolo non nasce soltanto dal potere assoluto, ma dalla trasformazione del potere in religione.
Il vero significato di Oh Father in The Boys 5: opportunismo, fede e compromesso morale

Come spiegato da Daveed Diggs, Oh Father non è realmente un assassino. È un opportunista, un “hustler”, qualcuno che ha sempre cercato il potere e il prestigio sfruttando il linguaggio religioso e il bisogno collettivo di credere in qualcosa. Per questo motivo il massacro del focus group appare come un momento di rottura psicologica: per la prima volta il personaggio comprende che il sistema di Homelander non richiede più soltanto propaganda o complicità passiva, ma partecipazione diretta alla violenza.
La forza della scena sta proprio nella sua esitazione. Oh Father potrebbe fermarsi. Potrebbe opporsi. Potrebbe andarsene. Invece resta. E The Boys insiste continuamente su questo dettaglio: il male sistemico raramente si costruisce soltanto grazie ai fanatici assoluti. Ha bisogno soprattutto di persone che decidono di tollerarlo perché ne traggono vantaggio.
L’episodio collega apertamente questa idea al tema della ricchezza e del potere contemporaneo. Quando Diggs cita il rapporto tra miliardari, moralità e disumanizzazione, la serie chiarisce il proprio sottotesto politico: più una persona accumula potere, più rischia di perdere empatia verso gli altri esseri umani. Oh Father sta vivendo esattamente questo processo. Non crede più davvero nella bontà di Homelander, ma è ormai troppo sedotto dalla posizione che ha conquistato accanto a lui.
Per questo la scena funziona anche come critica alla cultura della complicità. Oh Father non preme direttamente il grilletto, ma permette comunque che il massacro avvenga. Ed è proprio questa ambiguità morale a renderlo uno dei personaggi più interessanti della stagione finale.
Come The Boys sta trasformando Homelander in una figura messianica e perché la serie è diventata ancora più politica

La presenza di Oh Father serve infatti a istituzionalizzare il culto. Homelander non vuole più soltanto fan o sostenitori politici: vuole apostoli. La sua “ascesa a Dio” non è metaforica dentro la narrazione della serie, perché il personaggio comincia davvero a considerarsi una creatura superiore all’umanità. E il fatto che voglia eliminare i non credenti dimostra che la sua ideologia ormai funziona secondo logiche totalitarie.
È interessante anche il modo in cui The Boys usa il linguaggio pubblicitario e televisivo per raccontare questa trasformazione. Tutta la scena del focus group sembra inizialmente una satira corporate tipica della serie, quasi una caricatura del marketing moderno. Poi però il tono cambia improvvisamente e il pubblico capisce che non si tratta più di semplice ironia: il sistema propagandistico di Vought sta diventando uno strumento di radicalizzazione reale.
Questa evoluzione rende Homelander ancora più pericoloso rispetto alle stagioni precedenti. Prima agiva soprattutto per bisogno di approvazione emotiva; adesso invece sta costruendo una struttura ideologica attorno a sé. Non è più soltanto un uomo instabile con poteri immensi: è un leader che vuole ridefinire il rapporto stesso tra verità, fede e violenza.
Ed è qui che The Boys diventa apertamente una riflessione sulla società contemporanea. La serie suggerisce che il vero rischio non sia soltanto l’esistenza di figure autoritarie, ma la disponibilità collettiva a trasformarle in simboli intoccabili.
Cosa potrebbe succedere a Oh Father nel finale di The Boys 5 dopo il massacro dell’episodio 7
L’episodio lascia il destino di Oh Father volutamente ambiguo. Da una parte, il personaggio sembra ormai profondamente turbato dai metodi di Homelander. Dall’altra, continua comunque a restare al suo fianco anche dopo il massacro fallito. Questo dettaglio suggerisce che la sua crisi morale potrebbe non essere sufficiente per salvarlo.
La presenza di Starlight e MM, che riescono a salvare gran parte del focus group, impedisce a Oh Father di superare completamente il punto di non ritorno. In un certo senso, il fatto che alcune vite vengano salvate riflette ancora il residuo di umanità che il personaggio non è riuscito a soffocare del tutto. Ma la domanda che la serie pone è molto più dura: quanto puoi collaborare con un mostro prima di diventare tu stesso parte del sistema che lo sostiene?
Con un solo episodio rimasto, The Boys sembra preparare una scelta definitiva per Oh Father. Potrebbe tradire Homelander nel momento decisivo oppure continuare a seguirlo fino alla fine, accettando completamente la propria corruzione morale. In entrambi i casi, il personaggio rappresenta perfettamente uno dei temi centrali della stagione finale: il male non si impone soltanto con la forza, ma anche attraverso chi sceglie di conviverci per convenienza, paura o ambizione.

