The Boys 5 adatta, dopo 7 anni il primo grande combattimento del fumetto

Attenzione: questo articolo contiene IMPORTANTI SPOILER per gli episodi 1 e 2 di The Boys 5

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Con The Boys 5 (leggi la nostra recensione) ormai entrata nel vivo, è evidente che la serie abbia scelto di allontanarsi definitivamente dal materiale originale di Garth Ennis. Se nelle prime stagioni l’adattamento giocava su un equilibrio tra fedeltà e reinvenzione, ora la narrazione sembra voler dichiarare apertamente la propria autonomia, rendendo ogni sviluppo totalmente imprevedibile.

L’introduzione dei Teenage Kix nella stagione finale è emblematica di questa strategia: un riferimento diretto ai fumetti che però viene completamente riscritto nella funzione narrativa. Non si tratta solo di un cameo o di un easter egg per i fan, ma di un dispositivo preciso per ridefinire i rapporti di forza, la moralità dei protagonisti e, soprattutto, il tono sempre più nichilista dello scontro finale.

Perché lo scontro con Teenage Kix non è un omaggio ma una riscrittura narrativa strategica

Nel fumetto originale, i Teenage Kix rappresentavano il primo vero banco di prova per i Boys: uno scontro diretto, brutale, quasi caotico, che sanciva l’ingresso del gruppo in un conflitto aperto con i super. Era una dichiarazione di intenti – i Boys erano tornati, e lo dimostravano con la violenza.

Nella serie, invece, tutto viene ribaltato. I Teenage Kix non sono più un simbolo, ma uno strumento. Il gruppo non viene affrontato per affermare un’identità, bensì per testare un’arma: il virus anti-Supe. Questo sposta completamente il senso della scena. Non siamo più davanti a una sfida ideologica, ma a un’operazione quasi clinica, fredda, calcolata.

Il modo in cui Hughie Campbell e gli altri agiscono è rivelatore: evitano lo scontro diretto, isolano un bersaglio, improvvisano quando le cose sfuggono di mano. La violenza non è più spettacolare, ma funzionale. Anche l’azione di Kimiko o l’intervento di Soldier Boy non costruiscono eroismo, ma sottolineano il caos e la fragilità della situazione.

Il risultato è una sequenza che, pur essendo meno iconica rispetto ai fumetti, è molto più coerente con il tono della serie: sporca, disorganica, dominata dall’urgenza più che dalla strategia.

the boys 5Il vero significato dello scontro: la moralità dei Boys è ormai definitivamente compromessa

Se c’è un elemento che emerge con forza da questo confronto, è il punto di non ritorno morale raggiunto dai protagonisti. I Boys non stanno più combattendo per “fare giustizia”: stanno sperimentando, sacrificando e uccidendo per sopravvivere.

Il virus diventa qui il simbolo centrale. Non è solo un’arma, ma una scorciatoia etica. Dove prima servivano infiltrazione, ricatto e manipolazione, ora basta infettare e aspettare. È un cambio di paradigma radicale, che trasforma i protagonisti in qualcosa di molto simile ai nemici che combattono.

La scelta di Mother’s Milk di risparmiare un membro dei Teenage Kix è uno dei pochi segnali di umanità rimasti, ma appare quasi fuori tempo massimo. Il contesto è ormai quello di una guerra totale, in cui ogni esitazione rischia di essere fatale.

E questo è il punto: la serie non sta più costruendo eroi imperfetti, ma esseri umani che si stanno progressivamente adattando a un sistema disumano. In questo senso, lo scontro con Teenage Kix non serve a mostrare la forza dei Boys, ma la loro trasformazione.

Come questa deviazione dai fumetti conferma l’identità autoriale di The Boys

Il confronto con il fumetto evidenzia quanto The Boys sia ormai un’opera autonoma. Dove Garth Ennis puntava su shock, satira e violenza estrema per decostruire il mito dei supereroi, la serie televisiva ha evoluto questo approccio in una riflessione più ampia sul potere e sulla sua normalizzazione.

I Teenage Kix nei fumetti erano volutamente grotteschi, caricaturali, quasi usa-e-getta. Nella serie, invece, diventano un ingranaggio del sistema Vought: più corporate, più controllati, meno anarchici. Questo dettaglio non è secondario, perché riflette uno dei temi centrali dell’adattamento — la trasformazione del supereroe in prodotto.

Anche la presenza di Homelander come minaccia sistemica cambia completamente il contesto. Nei fumetti, il conflitto era diffuso e frammentato; nella serie, tutto converge verso una figura dominante, quasi totalitaria. Di conseguenza, ogni subplot — incluso quello dei Teenage Kix — deve servire a costruire lo scontro finale.

Il test del virus anticipa il vero finale: non è una battaglia, è una caccia

Il vero scopo narrativo dello scontro con Teenage Kix è chiarissimo: dimostrare che il virus funziona. Questo singolo elemento ridefinisce completamente le aspettative sul finale di stagione. Non ci sarà necessariamente uno scontro frontale tra i Boys e Homelander. Al contrario, tutto lascia pensare a una costruzione più subdola: una trappola, un’infezione, un’eliminazione strategica. La guerra diventa caccia.

Allo stesso tempo, però, la scena evidenzia un problema cruciale: i Boys sono ancora estremamente vulnerabili. Senza figure come Starlight o Kimiko, il gruppo sarebbe stato annientato. Questo squilibrio suggerisce che il piano contro Homelander sarà tutt’altro che lineare.

Infine, il fatto che Soldier Boy sopravviva introduce una variabile imprevedibile. Se il virus non è infallibile, allora anche il piano finale potrebbe fallire. E in una serie che ha sempre sovvertito le aspettative, questa incertezza è forse l’elemento più significativo.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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