Malcolm: che vita! la recensione del revival con Frankie Muniz

Il revival è disponibile su Disney+

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Il tanto atteso e chiacchierato revival di una delle sitcom di culto di inizio millennio può essere purtroppo catalogato come “tiepido”. Se infatti l’originale – la prima stagione è andata in onda negli Stati Uniti nel 2000 – metteva gioiosamente in discussione dall’interno i fondamenti dell’istituzione familiare americana, nelle nuove quattro puntate da mezz’ora di Malcolm: che vita! tale impeto viene riprodotto in maniera tutto sommato appiccicata, in particolar modo nei due episodi finali.

Malcolm: che vita! a che punto siamo?

La premessa del revival vede adesso Malcolm (Frankie Muniz) possedere una vita quasi del tutto indipendente dalla sua squinternata famiglia: ha un lavoro nella beneficenza che lo tiene costantemente occupato, e sua figlia adolescente Leah (Keeley Karsten) possiede il suo stesso altissimo quoziente intellettivo, con i conseguenti problemi che ciò comporta. Ma l’occupazione principale di Malcolm è quella di tenersi il più possibile lontano dagli altri membri del gruppo familiare, in particolar modo da sua madre Lois (Jane Kaczmarek) impegnata a organizzare la festa di anniversario di matrimonio con il sempre estroso Hal (Bryan Cranston). Ed è proprio questo avvenimento immancabile che costringerà Malcolm a fare i conti con il rimosso del proprio passato…

Non era nemmeno partito male questo Malcolm: che vita!, in quanto l’idea di vedere il protagonista a suo agio dentro l’ambiente “sano” che si è costruito eppure costantemente terrorizzato dall’idea di avvicinarsi al resto della famiglia funziona benone. Munitz garantisce la giusta dose di simpatia e recitazione sopra le righe, creando un personaggio con cui ci si può identificare, come del resto succedeva nella serie originale. Gli altri invece sono rimasti più o meno gli stessi “tipi fissi” che avevamo conosciuto più di venticinque anni fa, e questo non giova troppo alla definizione del loro arco narrativo. Va anche detto che sole quattro puntate rappresentano una sorta di ibrido temporale non facilmente gestibile quando si tratta di una sitcom: il fatto è che le puntate si sviluppano secondo un unicum narrativo che le lega forse anche troppo.

Lo show è alla resa dei conti un unico, enorme episodio infarcito di gag e trovate comiche per non sgonfiare la tenuta sul pubblico, ma alla lunga questo accade principalmente perché invece di calcare la mano forzando i lati più impazziti delle figure in scena, gli sceneggiatori scelgono invece di smussare gli angoli più spigolosi, e ottenendo gli effetti di annacquare l’intera operazione. ecco allora che Malcolm: che vita! va purtroppo in calando, fino a un finale consolatorio e francamente noiosetto. A poco servono le prove sempre volenterose degli attori: come scritto Munitz è il migliore in scena, seguito da vicino da sua “figlia” Keely Karsten. Del vecchio gruppo Bryan Cranston è come sempre istrionico e capace di irretire lo spettatore, ma siamo lontani dal livello di divertimento che Hal garantiva nella serie originale. Lo stesso vale per il resto dei personaggi storici e degli attori che li interpretano.

Una miniserie che doveva essere un film

A quanto pare all’inizio questo progetto di revival avrebbe dovuto essere, per volere di Bryan Cranston, un lungometraggio per il cinema. Verosimilmente avrebbe avuto una costruzione narrativa diversa, magari con un senso maggiore rispetto a quello che poi è il risultato finale. A parte infatti il solito discorso sulla frenesia del vivere contemporaneo, inquadrato all’interno di un nucleo familiare e soltanto apparentemente disfunzionale, Malcolm: che vita! non ha davvero molto altro da offrire agli affezionati della serie televisiva originale. Nei molti anni della sua gestazione qualcosa dev’essere andato perso, e quello che ne è scaturito a parte un paio di momenti di caustico divertimento ri rivela soltanto una copia sbiadita rispetto a tutto quello che avevamo apprezzato più di un quarto di secolo fa. Peccato davvero.

Malcolm: che vita!
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Sommario

A parte il solito discorso sulla frenesia del vivere contemporaneo, inquadrato all’interno di un nucleo familiare e soltanto apparentemente disfunzionale, Malcolm: che vita! non ha davvero molto altro da offrire agli affezionati della serie televisiva originale.

Adriano Ercolani
Adriano Ercolani
Critico cinematografico e curatore editoriale - Nato a Roma nel 1973, è laureato in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza. Dopo gli esordi nella produzione audiovisiva, dal 2006 lavora a Coming Soon Television sviluppando competenze anche nel giornalismo televisivo. Dal 2011 vive a New York come corrispondente di cinema per Comingsoon.it e Cinefilos.it ed è membro dei Critics Choice Awards.

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