In occasione del Roma Fiction Fest 2015, dove hanno presentato la nuova serie prodotta da Canal+ Versailles, George Blagden e Jalil Laspert, rispettivamente protagonista nei panni di Re Luigi XIV e regista dello show hanno raccontato la loro esperienza sul set di un prodotto per certi versi rivoluzionario, girato interamente negli edifici storici di Parigi e incentrato sull’ascesa luminosa del Re Sole.

La serie comincia nel momento in cui il giovane Luigi, di 28 anni, sale al trono e deve fare i conti non soo con la sua nuova condizione e con i ricordi della sua infanzia ormai completamente abbandonata, ma anche con una corte ostile, che durante la sua giovinezza ha assunto un potere ben maggiore di quello che era lecito concepire in tempo di monarchia assoluta. Il sovrano decide così di costruire Versailles, che diventerà un centro del potere, simbolo della sovranità, ma soprattutto contenitore all’interno del quale il nuovo Re potrà meglio gestire nobili, regno, concubine, inimicizie fraterne e tutto ciò che costituiva la sua rigida vita, scandita da rituali precisi e ormai più che desueti.

Al fianco di Blagden, volto noto per il suo ruolo del prete Athlestan nella serie tv Vikings, compaiono anche Alexander Vlahos, Tygh Runyan, Amira Casar, Stuart Bowman, Dominique Blanc, che vanno a prestare il volto a tutti quei personaggi dalla allegra moralità ambigua che circondavano il re.

Ma come mai Jalil Laspert, regista di Yves Saint Laurent, ha accettato di dirigere due dei dieci episodi della serie che racconta raccontare la Francia di Luigi XIV?

Jalil Laspert: “Per Luigi XIV Versailles è stato il luogo ideale da dove irradiare il suo potere in Europa e nel mondo. È stato un luogo importante per la storia della Francia e non solo, è un vero e proprio simbolo che Luigi, da grande comunicatore quale era, si è costruito intorno per poter controllare meglio la corte”.

E proprio di un uomo che vuole cercare di riprendere il controllo sulla sua stessa vita e sui suoi doveri parla anche George Blagden: “Luigi è un uomo fragile che si deve ancora riprendere dalla morte della madre, la serie inizia con lui che vuole riprendere il controllo della propria vita”.

Per Blagden lavorare sotto la direzione di Laspert è stato confrontarsi anche con un collega, un attore. “Quando sul set lavori con un regista che è anche un attore il lavoro è molto più semplice perché conosce bene il mestiere dell’attore – ha esordito il protagonista – Generalmente a una serie lavorano molti registi ognuno con il suo stile, poter lavorare con un solo regista è un vantaggio perché la serie così ha uno stile unico”.

versailles serie tvSulla responsabilità che una storia così cara e importanteper la memoria nazionale ha comportato, sia Laspert che Blagden hanno le idee molto chiare. “L’idea di base è quella di dare nuova linfa e rimodernare il genere e abbiamo deciso di farlo parlando di un giovane re e della genesi della sua corte – ha spiegato il regista – Quando si girano serie storiche l’importante è sentirsi liberi e mantenere il proprio stile così che lo spettatore possa amari i personaggi”.

Discorso ben diverso per il protagonista, che si è trovato a doversi calare nei panni di una vera e propria icona: “Ho sentito molto la responsabilità, in particolare quando in aeroporto vedendo ovunque locandine della serie ho capito che Luigi XIV è come un brand, è internazionale e i francesi vogliono condividere con tutti la loro storia”.

Un re famoso, che ha in un certo senso rivoluzionato il concetto di monarchia e di potere assoluto, ma anche un uomo che ha cominciato a regnare molto giovane, a 28 anni, quindi forse un ponte tra quella che è la serie e quello che può essere un pubblico giovane che si approccia alla materia. In merito a questo il regista ha dichiarato: “Si assolutamente, abbiamo scelto giovani attori apposta, d’altronde la serie mostra cosa voleva dire essere giovani ed avere un grande potere”.

Per la realizzazione delle scenen a Versailles e dei rituali di corte sono state utilizzate consulenze storiche, anche se poi la serie si è liberata del superfluo per poter dare spazio a una recitazione che, nonostante l’ambientazione, potesse essere comunque percepita come attuale.

È vero che durante le riprese è venuto sul set il Ministro della Cultura?

Laspert: “Anche il Presidente della Repubblica. Versailles è un progetto ‘politico’ visto l’argomento. È qualcosa di nuovo, è una produzione internazionale e avendola girata completamente in Francia e avendo come location castelli e luoghi simili l’aiuto del Ministero della Cultura è stato fondamentale, soprattutto da noi in Francia, dove paghiamo tante tasse. È stato un aiuto importante”.