Alcatraz 1X02 – recensione

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    Dei 256 progionieri scomparsi da Alcatraz il 21 marzo 1963, solo uno è ritornato ed è stato prontamente riconsegnato nelle mani della giustizia. La squadra speciale dell’FBI, incaricata del caso, non ha un attimo di tranquillità che subito si ripresenta un nuovo prigioniero.

    Ernest Cobb (guest star Joe Egender) è un abile cecchino che, apparentemente, spara a caso sulla folla. Il Dr. Soto informa la squadra che il prigioniero di Alcatraz colpisce sempre tre vittime, in tre diverse sparatorie prima di lasciare la città. L’agente Madsen, rivedendo i vecchi file, scopre che le vittime di Cobb non sono scelte random, vi è infatti uno schema; il cecchino ha una costante: una giovane ragazza intorno ai sedici anni. Dai flashback scopriamo che Cobb, dato in adozione appena nato, decide di mettersi alla ricerca della madre naturale la quale, quando lo vede, lo rifiuta sostenendo di avere ormai una nuova famiglia e una figlia adolescente.

    Il Dr. Soto, l’agente Madsen e Lucy, l’assistente di Hauser, si mettono sulle tracce del criminale, ma cadono in una trappola causando il ferimento di Lucy e il successivo coma.

    Grazie alla profonda conoscenza del background personale dei detenuti da parte del Dr. Soto, la squadra riesce a fermare Cobb prima che concluda la sua triade di sangue; il cecchino viene trasferito nella stessa struttura di Sylvane e sottoposto allo stesso interrogatorio che, anche questa volta, si conclude con un buco nell’acqua.

    Scopriamo infine la reale identità dell’uomo che ha causato la morte del partner di Rebecca, è infatti Thomas Madsen, nonno della  stessa Rebecca.

    Non tremate fans, questo secondo episodio solleva molti più interrogativi di quanti ne risolva. In chiusura, assistiamo a un altro flashback ambientato nella prigione nel 1960, un’immutata Lucy, che si presenta con il nome di Lucille Sengputa, viene assunta dal direttore della prigione Edwin James (Jonny Coyne).